Il 36% delle PMI investe in modo strutturato nella trasformazione digitale, mentre il 50% nel Nordest si impegna per migliorare le competenze digitali. Solo il 6% sta assumendo figure altamente qualificate. Questi dati provengono da una ricerca dell'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, presentata in occasione della fiera A&T Nordest dedicata all'innovazione e alle competenze 4.0 e 5.0 a Vicenza nel 2023.

Le PMI del Nordest si dividono in tre categorie: il 36% è attivamente impegnato nella trasformazione digitale e investe nell’innovazione per rimanere competitive globalmente; il 19% sta iniziando a digitalizzare gradualmente ma non ha compreso appieno i benefici; il restante 45% considera la digitalizzazione marginale o troppo costosa. Per far diventare la digitalizzazione un asset strategico per il territorio e il Paese, è necessario un accordo tra tutti gli attori dell’ecosistema. Questi sono i risultati principali di una ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, presentata in occasione del convegno di apertura della Fiera A&T Nordest, focalizzata sull’innovazione, tecnologie e competenze 4.0 e 5.0, che si terrà a Vicenza dal 25 al 27 ottobre.

La digitalizzazione come chiave di sopravvivenza per le PMI italiane

Durante l’evento intitolato ‘La trasformazione digitale delle PMI Italiane: spunti e riflessioni sul Nordest’, è emerso che le piccole e medie imprese italiane hanno affrontato una serie di crisi negli ultimi tre anni, mettendo a rischio la loro continuità operativa. Il 73% di esse ha subito gli impatti dell’incremento dei prezzi dell’energia, mentre il 72% ha risentito della crisi nelle catene di approvvigionamento. La transizione digitale, combinata con adeguati miglioramenti organizzativi, contrattuali e infrastrutturali, rappresenta un’opportunità di sopravvivenza e crescita, nonostante le sfide socioeconomiche. Nel dettaglio, il 24% delle PMI ha aumentato gli investimenti digitali nel 2022 rispetto all’anno precedente, di cui la metà con incrementi superiori al 10%, mentre solo il 6% ha ridotto tali investimenti.

La transizione digitale come risposta alle crisi

Niccolò Ulderico Re, ricercatore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, che ha curato l’indagine, conferma che “gli scenari di incertezza a cui le imprese sono state sottoposte negli ultimi – a partire dalla pandemia da Covid-19 alla più recente crisi derivante dall’aumento dei prezzi dell’energia – possono essere una occasione per spingere le piccole-medie imprese verso la transizione digitale. Il rischio, però, è adottare tecnologie con una visione di breve termine. Per garantire una crescita nel medio-lungo termine è, invece, necessario predisporre un terreno fertile in azienda. Il che si può realizzare potenziando le competenze, collaborando in progettualità con soggetti di differente natura – dalle imprese della propria filiera, a enti di trasferimento tecnologico, dalle università alle startup – e cercando di utilizzare gli incentivi e i bandi pubblici in maniera strutturata”.

Sfide e opportunità nella digitalizzazione delle PMI del Nordest

I dati rilevati dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano mettono in evidenza alcune sfide significative. Solo il 50% delle PMI del Nordest sta lavorando attivamente per migliorare le competenze digitali, e appena il 6% sta inserendo figure altamente qualificate. Inoltre, nonostante il 52% delle PMI abbia iniziato collaborazioni, solo il 13% lo fa con enti operanti nell’ambito dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. Infine, l’uso di bandi e incentivi, seppur diffuso (80% delle PMI), non è strutturato in modo adeguato per soddisfare le dimensioni delle PMI, che dovrebbero stabilire collaborazioni più continue e non occasionali con soggetti specializzati in finanziamenti pubblici.

La necessità di un patto per la digitalizzazione delle imprese e del Paese

“I dati che emergono dalla ricerca non sono positivi, dobbiamo essere franchi, ma non possiamo puntare il dito sui singoli imprenditori, qui il tema è più ampio – afferma il presidente del Comitato Scientifico Industriale di A&T, Alberto Baban – È difficile stabilire quali siano le ricette per risolvere il problema. C’è bisogno di un salto culturale, deve intervenire l’ecosistema, in primo luogo lo Stato, ma anche i centri accademici e le associazioni di categoria. C’è bisogno di costruire una grande alleanza e di un patto tra tutti gli attori per far comprendere in primo luogo che le tecnologie digitali non sono un fine ma un mezzo e che il progresso tecnologico rappresenta un booster incredibile per la competitività. Chi non lo comprende rischia di rimanere fuori dal mercato. Non stiamo parlando della singola impresa, ma del territorio, dell’intero Paese, quindi c’è un interesse generale forte. Se il nostro sistema industriale sarà competitivo sarà l’intero Paese a guadagnarci. In secondo luogo servono mezzi e risorse e qui introduciamo il tema della formazione che dovrà essere continua, vista la velocità dei processi in atto. Le scuole di formazione, i centri accademici, ma anche le associazioni di categoria devono sollecitare maggiore attenzione. Se oltre metà delle imprese reputa marginale o troppo costosa l’adozione di tecnologie digitali credo che siamo di fronte a un fallimento. Ripeto, del sistema, non certo dei singoli”.

Innovazione e collaborazione per il successo industriale italiano

“Le aziende italiane hanno varie leve sulle quali puntare per vincere le sfide della competizione, tra tutte spiccano l’innovazione di prodotto e di processo – afferma Luciano Malgaroli, Ceo di A&T – La ricerca applicata all’industria e la collaborazione tra imprese, centri di ricerca e università sono i requisiti fondamentali per avere un comparto produttivo eccellente e competitivo. Come si evince dall’indagine realizzata dal’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, le piccole e medie imprese di quest’area devono accelerare il processo di adozione delle nuove tecnologie, in particolare del digitale. Ormai è chiaro che sostenibilità e digitalizzazione sono diventati i requisiti di base per fare impresa e per contribuire allo sviluppo dei territori. Certo non possono agire da sole, ma di concerto con tutti gli attori istituzionali, economici e accademici che insieme costituiscono l’ecosistema di un territorio. Ecco perché A&T ha voluto affiancare un ampio programma di eventi specialistici all’esposizione di tecnologie, proprio per offrire momenti unici di aggregazione, aggiornamento e confronto. Il territorio del Nordest vanta università, poli d’innovazione e centri ricerca di primario livello ed è per me motivo di grande soddisfazione constatare la risposta corale e convinta del mondo della ricerca per dare vita ad un Comitato Scientifico di alto livello e realizzare un programma di eventi concretamente utile alle aziende”.

A&T Nordest: promuovere competenze 4.0 e 5.0 per uno sviluppo sostenibile

A&T Nordest, inaugurata al polo fieristico di Vicenza, mira a incrementare le competenze 4.0 e 5.0 e a promuovere una cultura di impresa orientata alle tecnologie digitali e alla sostenibilità. Con oltre 260 espositori e 2000 tecnologie in esposizione, la manifestazione si concentra sul passaggio dall’ideale all’attuazione con l’obiettivo di affrontare le sfide dei nuovi modelli produttivi e di business. Un Comitato Scientifico Industriale (CSI) con rappresentanti accademici e industriali ha organizzato un programma ricco di workshop, tavole rotonde e convegni con 80 relatori qualificati. Maggiori informazioni su A&T sono disponibili su https://vicenza.aetevent.com/.