Ultimamente si sente parlare sempre più frequentemente di ricarica induttiva, sia in applicazioni automotive che in applicazioni industriali. 

I sistemi di ricarica induttiva sono innanzitutto CONTACT LESS, quindi non prevedono la presenza di contatti ausiliari o principali, con tutti i vantaggi che ne derivano: minor manutenzione, maggior robustezza, immunità alle condizioni ed all’inquinamento ambientale, per citare i principali.

In secondo luogo, evitano la necessità di presenza di contattori e di contatti di potenza in corrente continua, con i rischi derivanti da arco elettrico e scintillio.

I principali svantaggi attualmente presenti sono: i costi dell’infrastruttura, la necessità di unificare vari standards presenti, la potenza di ricarica netta ridotta rispetto alla potenza impegnata se confrontati con altre tecnologie. Sono in fase di ricerca e approfondimento, inoltre, gli aspetti legati alla sicurezza uomo al fine di ridurre l’esposizione verso campi elettromagnetici. 

Questa tipologia di ricarica viene classificata in 2 tipologie: la ricarica statica e quella dinamica.

Innanzitutto, vediamo in cosa consiste quella statica: la ricarica induttiva è costituita da una parte stazionaria, nella quale un sistema elettronico converte la propria alimentazione da rete (quindi a 50Hertz o a 60Hertz) in corrente alternata ad alta frequenza (nel caso dei sistemi con standard SAE J2954 questa frequenza è 85kHz).

Attraverso un sistema induttivo un trasformatore, la cui parte primaria risiede nella parte fissa dell’installazione (generalmente sottopavimento), trasferisce energia a bordo del veicolo o della navetta dove il circuito secondario la riporta ad un dispositivo, chiamato generalmente picker, che genera la corrente continua.

Nella ricarica induttiva dinamica, invece, il veicolo non è costretto a fermarsi in quanto il circuito primario, a terra, si estende su un tragitto che il veicolo percorre, ricaricandosi quindi dinamicamente.

È chiaro che il costo dell’infrastruttura per questa seconda tipologia di ricarica è particolarmente oneroso, tuttavia, si pensi ad un camion elettrico che in autostrada ha la possibilità di recuperare una parte dell’energia necessaria al movimento proprio attraverso una ricarica dinamica: l’aumento di autonomia delle batterie installate è sensibile, ed in alcuni casi potrebbe portare ad un bilancio energetico positivo.
L’energia che viene immessa sul veicolo è superiore rispetto a quella prelevata per l’avanzamento.

In questi anni sono stati fatti numerosi studi e sperimentazioni dai costruttori automotive sia per la ricarica induttiva statica, che consente una maggior libertà e semplicità agli utenti di auto elettriche – senza la necessità di connettori e spine ma solamente posizionando l’auto in prossimità della stazione di ricarica in una piazzola ben definita – sia per la ricarica induttiva dinamica, garantendo una buona percorrenza al trasporto pesante.

Le possibili applicazioni, comunque, ricoprono un ruolo importante anche nel mondo dell’intralogistica: quante volte succede che un carrello elevatore non vada correttamente in carica per via di una spina danneggiata? 

All’interno di questo panorama, ELSA Solutions ha messo a punto un sistema di carica induttiva statica che sta sperimentando insieme ad un principale player mondiale per gestire nelle proprie batterie al litio della serie MP sistemi robusti ed efficaci anche in ambienti caratterizzato da un uso gravoso delle batterie.

Il sistema per ora è disponibile per batterie a 48Volt ma il reparto R&D di ELSA Solutions sta lavorando per ampliare la gamma di prodotti su cui il sistema è applicabile, per cui nei prossimi mesi saranno presenti ulteriori novità. 

Ulteriori informazioni disponibili contattando l’ufficio commerciale ALIANT BATTERY

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