idrogeno - strategia europea su 3 punti
La strada europea verso l'idrogeno green segue una tabella di marcia per uno sviluppo graduale, suddivisa in tre diverse fasi

Lo sviluppo di idrogeno pulito e rinnovabile è una delle priorità d’intervento della Commissione Europea. E sarà la gradualità, nei prossimi anni, la parola d’ordine con cui approccerà a questa nuova esigenza, identificando tre diverse fasi di sviluppo.

Idrogeno pulito e rinnovabile per la neutralità dell’Unione europea

In accordo con l’obiettivo di neutralità climatica dell’Unione europea, la priorità della Commissione Europea è diventata quella di sviluppare idrogeno pulito e rinnovabile, prodotto utilizzando principalmente l’energia rinnovabile.
In questa fase di transizione, a breve ma anche a medio termine, però, sono considerate necessarie anche altre forme di idrogeno a basse emissioni, che consentono di sostenere lo sviluppo di un mercato sostenibile su scala significativa.

Al fine di sostenere le più pulite tecnologie disponibili, la Commissione si adopererà nel prossimo futuro per introdurre una terminologia e una certificazione complete, per definire le energie rinnovabili e altre forme di idrogeno.
Si baserà sulle emissioni di carbonio del ciclo di vita, ancorate alla legislazione esistente in materia di clima ed energia, e in linea con la tassonomia dell’UE per gli investimenti sostenibili.

La tabella di marcia: 3 fasi per lo sviluppo

La strategia europea definisce una tabella di marcia, suddivisa in tre fasi, lungo cui si articolerà lo sviluppo graduale dell’idrogeno.

  • Prima fase 2020/2024

L’Unione europea dovrebbe decarbonizzare l’attuale produzione di idrogeno con 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile e l’installazione di almeno 6 GW di elettrolizzatori.
In questa fase, gli elettrolizzatori potrebbero essere installati in prossimità dei centri di domanda esistenti (raffinerie, impianti chimici, siderurgici) e sarebbero allacciati alle fonti locali di energia rinnovabile.
Saranno ovviamente necessarie infrastrutture per la cattura e l’uso di CO2, per facilitare determinate forme di idrogeno a basse emissioni di carbonio. Questa fase sarebbe agevolata anche da un quadro normativo adeguato, soprattutto in merito agli aiuti di Stato.

  • Seconda fase: 2025/2030

Durante la seconda fase l’idrogeno verde dovrebbe diventare una parte sostanziale del sistema energetico europeo (con minimo 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2030). In questa fase l’idrogeno potrebbe già avere un mercato sufficiente per sviluppare la domanda industriale, ampliarne l’uso nei trasporti pesanti e promuovere lo sviluppo di ecosistemi regionale autonomi.
L’infrastruttura gas dovrebbe essere utilizzata in parte per fornire l’idrogeno su lunghe distanze e sviluppare strutture di stoccaggio adeguate.
Gli investimenti, in questa seconda fase, si stimano in 24/42 miliardi di euro e saranno necessari altri 65 miliardi di euro per il trasporto, la distribuzione e lo stoccaggio oltre che per le stazioni di rifornimento.

  • Terza fase 2030/2050

Infine, nella terza fase le tecnologie per l’idrogeno verde dovrebbero essere già abbastanza mature da poter consentire uno sviluppo su larga scala, contribuendo in modo significativo alla decarbonizzazione prevista per il 2050.
Entro il 2050, circa un quarto dell’energia elettrica da fonti rinnovabili potrebbe essere utilizzata per la produzione di idrogeno rinnovabile.
Gli investimenti totali potrebbero raggiungere i 180/470 miliardi di euro entro il 2050 mentre quelli per l’idrogeno a basso tenore di carbonio potrebbero raggiungere i 18 miliardi di euro.

Fonte: https://www.anima.it/