sbarco in quota

Lo sbarco in quota è un’operazione molto delicata che consiste nel raggiungere, a bordo di una piattaforma aerea, una zona di lavoro sopraelevata e uscire dal cestello.

A rendere così delicata questa operazione è proprio il momento dello sbarco, quando il lavoratore è in transito da una superficie (cestello della ple) e un’altra (tetto/balcone/struttura/albero… zona di lavoro) sospeso a svariati metri da terra.

Questo moltiplica il rischio di caduta dell’operatore e la gravità delle eventuali conseguenze.

Bisogna anche considerare che l’operatore che scende dalla piattaforma determina uno spostamento di peso che potrebbe causare un pericoloso sbalzo della piattaforma, in grado di causare anche la perdita di equilibrio e, di nuovo, la caduta dell’operatore.

Ecco perché lo sbarco in quota può essere fatto solo rispettando precisi requisiti e utilizzando ple predisposte a questo scopo.

Le piattaforme da utilizzare per lo sbarco in quota si differenziano dalle altre perché il costruttore indica la possibilità di svolgere questa attività nel manuale. Oppure, in alternativa, su richiesta del cliente, predispone una procedura e delle istruzioni.

Cosa dice la normativa riguardo allo sbarco in quota

Secondo la norma armonizzata EN 280, la ple è una macchina che serve a portare le persone in quota per eseguire mansioni all’interno del cestello.
Lo sbarco è previsto solo a determinate condizioni.

Ad esempio dal “piano di campagna” o “dal telaio”, quando la macchina è in condizioni di “riposo”.
La norma rimanda al fabbricante, definendo che sia lui a elencare nel manuale istruzioni gli usi consentiti della macchina, includendo i punti di accesso.
L’utilizzatore può richiedere al fabbricante le linee guida e l’approvazione per un uso diverso, come lo sbarco in quota.

Riassumendo:

  • la norma non prevede in modo diretto la possibilità dello sbarco in quota
  • suggerisce però all’utilizzatore che necessita di fare questa operazione di chiedere al costruttore linee guida e istruzioni
  • La EN 280 non definisce a priori le modalità dello sbarco in quota perché le variabili che entrano in gioco sono troppe e ciò rende difficoltoso immaginare uno scenario sicuro, valido in tutti i casi.

Se il costruttore non ha previsto lo sbarco in quota dalla sua ple, nel momento in cui l’utilizzatore gli dovesse chiedere le istruzioni, potrebbe acconsentire inserendo però delle limitazioni per garantire una maggiore stabilità della macchina.
Ad esempio potrebbe ridurre la portata massima prevista, inserire l’obbligo dell’utilizzo del doppio cordino di sicurezza, l’obbligo di un operatore sempre in cesta per intervenire sui movimenti determinati dallo sbarco del collega, porre un limite massimo al dislivello tra cesta e punto di sbarco…

La procedura si applica poi solo al caso per la quale è stata richiesta.
Come vedremo di seguito infatti, ci sono molteplici fattori che differenziano i diversi casi di sbarco in quota, rendendo impossibile la definizione di una procedura unica valida per più occasioni.

I pericoli dello sbarco in quota

Lo sbarco in quota da una piattaforma di sollevamento può comportare diversi pericoli che vanno attentamente valutati e gestiti per garantire la sicurezza sul posto di lavoro.
Alcuni dei pericoli principali includono:

Cadute dall’altezza

Il rischio più evidente è quello di cadere dall’altezza durante lo sbarco dalla piattaforma di sollevamento. Questo può accadere se l’operatore perde l’equilibrio, scivola o non utilizza correttamente le protezioni antica caduta.

Instabilità della piattaforma

Se la piattaforma di sollevamento non è stabile o se viene utilizzata su terreno irregolare o inclinato, c’è il rischio di ribaltamento della piattaforma, mettendo a rischio gli operatori sulla piattaforma e quelli che stanno sbarcando.

Oggetti cadenti

Durante il processo di sbarco, c’è il rischio che gli oggetti o gli strumenti vengano lasciati cadere accidentalmente dalla piattaforma, mettendo a rischio gli operatori o le persone al di sotto.

Schianto con ostacoli

Se la piattaforma di sollevamento è vicina a ostacoli o strutture, c’è il rischio di collisione mentre gli operatori stanno sbarcando, specialmente se la visibilità è limitata.

Errata procedura di sbarco

Se gli operatori non seguono le procedure corrette per lo sbarco dalla piattaforma di sollevamento, ad esempio non utilizzando correttamente le maniglie di sicurezza o ignorando le istruzioni dell’operatore, possono verificarsi incidenti.

Contatti elettrici

Se la piattaforma di sollevamento viene utilizzata vicino a linee elettriche o altre fonti di energia, c’è il rischio di contatti elettrici durante lo sbarco, specialmente se non vengono prese le precauzioni appropriate.

Ambiente

Vento, terreno instabile, condizioni atmosferiche, repentino cambio delle condizioni metereologiche… l’ambiente può interferire con tutte le operazioni di sollevamento, a maggior ragione quando l’operatore deve scendere a diversi metri d’altezza.

La cesta per lo sbarco in quota

Una buona parte della sicurezza nello sbarco in quota dipende dalle caratteristiche della cesta di cui è dotata la piattaforma.
Meglio prediligere una cesta collegata lateralmente al braccio o alla struttura estensibile (questo migliora il controllo e riduce l’altezza dello sbarco) e un’apertura verso l’interno (l’operatore può effettuare il passaggio senza abbassarsi e senza intralci, a tutto vantaggio della sua stabilità).

Continua ad approfondire il tema della sicurezza qui: Decalogo per l’uso in sicurezza delle piattaforme di lavoro elevabili.

Lo sapevi che ci sono operatori che, per lavorare in quota non si pongono neanche il problema dello sbarco? Come fanno? Leggi l’approfondimento sull’edilizia acrobatica.


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