Quando sopravvengono congiunture sfavorevoli, eventi inaspettati o crisi improvvise occorre reagire con rapidità, prendendo scelte che a volte non sono affatto facili.

In Italia esistono 3 grandi impianti che si dedicano al riciclo delle batterie.
Uno di essi è gestito da Piomboleghe, impresa a controllo italiano con sede a Brugherio, in Monza-Brianza.
Gli altri due sono gestiti da Ecobat, filiale italiana di un grande gruppo multinazionale a controllo statunitense; gli impianti di Ecobat si trovano a Paderno Dugnano, nel milanese, e a Marcianise nel casertano.

“Entrambe le imprese garantiscono elevati standard tecnologici e di sicurezza, e per questo motivo abbiamo instaurato con loro un solidissimo rapporto, che dura ormai da diversi anni”, riferisce Leonardo Colapinto di Ecopower.
Il consorzio di produttori di battiere Ecopower garantisce la raccolta e recupero delle batterie esauste ai sensi della norma sulla responsabilità estesa del produttore, e si affida al gruppo SAFE per il coordinamento e la vigilanza delle filiere. “Grazie all’alto livello di strutturazione del rapporto con queste due pimobifere siamo riusciti a mettere in piedi un avanzato modello  di closed loop, che in un’ottica di piena circolarità permette ai soci del nostro consorzio di accedere al piombo riciclato”.

Nell’ottobre del 2022, però, gli impianti di Paderno Dugnano e Marcianise hanno sospeso le loro attività. “A causa del contesto commerciale senza precedenti in Italia, Eco-Bat S.r.l. subirebbe sostanziali perdite finanziarie se continuasse le sue attività” spiegò l’azienda in una nota. A chiarire il contesto alla stampa locale casertana fu la presidente dei Consorzi Asi Raffaella Pignetti: “fino ad ora le imprese hanno fatto salti mortali per resistere, ma l’impennata del prezzo di gas ed energia rischia di vanificare la ripresa economica che a fatica, dopo l’emergenza pandemica, si era avviata”.
La guerra tra Ucraina e Russia infuriava da qualche mese, e come conseguenza delle sanzioni alla Russia i prezzi dell’energia erano alle stelle, mettendo in grave difficoltà tutte le aziende che, come le piombifere, basano la loro attività sul funzionamento di grandi forni alimentati con energia elettrica.
A complicare la situazione era il fatto che la Russia, a fronte della riduzione delle esportazioni di gas ed energia all’Europa, offriva ingentissime quantità di questi prodotti, a prezzi abbattuti, alle potenze industriali extraeuropee (in primis alla Cina). In questo quadro alterato del mercato, le piombifere europee avevano difficoltà a coprire i maggiori costi alzando i prezzi dei loro prodotti, perché subivano la concorrenza del piombo a buon mercato posto in offerta dai paesi dove la congiuntura era favorevole.

“Nelle filiere del recupero delle batterie la chiusura degli impianti di Ecobat ha provocato un terremoto”, racconta Colapinto. “Paderno Dugnano e Marcianise garantivano da soli un volume di riciclo che superava le 80.000 tonnellate annue. La reazione istintiva di altri consorzi di produttori di batterie è stata quella di rivolgersi a impianti esteri. Anche noi ci siamo guardati in giro, ma abbiamo preferito concentrarci nel rapporto con Piombo Leghe, che nonostante la crisi si manteneva in piedi, e di attendere la riapertura degli impianti di Ecobat. La  capacità di assorbimento di Piombo Leghe però era limitata, e così nel 2023 il volume di riciclo delle nostre filiere è diminuito del 30%. Nel 2024 Ecobat ha riaperto i suoi due impianti, e abbiamo già ricominciato a fornire le batterie esauste a quello di Marcianise. Ora i nostri livelli di riciclo sono tornati più o meno ad essere gli stessi del 2022.

Perché Ecopower non si è accodato alla tendenza di mercato, rivolgendosi ad impianti esteri?

“Non è stata una scelta facile”, dice Colapinto. “Ci siamo dovuti dare delle priorità. Il regolamento europeo sul trattamento delle batterie esauste consente di esportarle a impianti esteri solo se garantiscono gli stessi standard tecnologici e di sicurezza degli impianti del paese di origine, e noi prendiamo quest’indicazione molto sul serio. Nella nostra ottica non si tratta solo di una prescrizione normativa, ma di un fatto etico. Quando gli standard di sicurezza non sono adeguati c’è un alto rischio di saturnismo [intossicazione da piombo, ndr] non solo tra i lavoratori ma anche negli insediamenti abitativi che si trovano nei pressi degli impianti. L’OMS ha stimato che nel 2019 l’esposizione al piombo ha ucciso almeno un milione di persone. Non intendiamo alimentare questo sistema di avvelenamento. Nelle piombifere con cui lavoriamo abbiamo fatto approfondire visite di campo, analizzando ogni dettaglio del processo operativo. Questo tipo di controlli richiede un tempo tecnico, vendere le batterie esauste al miglior offerente per superare una contingenza di crisi è al di fuori delle nostre logiche. Preso atto di una situazione geoeconomica che continua a essere profondamente instabile, ci stiamo attrezzando per soluzioni di lungo termine che ci mantengano più protetti in caso di terremoti imprevisti come quello del 2022″.