Invecchiamento forza lavoro
Un report dell'EU-OSHA ci racconta come la popolazione attiva europea stia invecchiando e come questo dato possa rappresentare non solo una sfida per le aziende ma anche una grande risorsa

Ogni generazione ha i suoi punti di forza e di debolezza. Se oggi ai giovani si deve la capacità di adattarsi in maniera più conforme all’innovazione, agli anziani va riconosciuto un know how acquisito sul campo che le nuove generazioni non hanno (ancora).
I giovani si specializzano di più dentro le aule accademiche, mentre la popolazione di lavoratori più matura, si è fatta le ossa dentro i cantieri, nei magazzini, vivendone direttamente tutti i cambiamenti.
Dati alla mano, l’invecchiamento della popolazione attiva è assodato, ma come si può promuovere, come farne un plus per le aziende?
A rispondere a questa domanda è un documento dell’EU-OSHA, sul ruolo dei lavoratori anziani nell’Unione europea.

Invecchiamento popolazione attiva: alcuni dati europei

Le tendenze demografiche riguardanti la popolazione attiva nell’UE-27 indicano che la fascia d’età compresa tra 55 e 64 anni aumenterà di circa il 16,2% (9,9 milioni) entro il 2030, mentre tutte le altre fasce d’età diminuiranno dal 5,4 % (40-54 anni) al
14,9 % (25-39 anni).

La conseguenza è un invecchiamento della forza lavoro europea senza precedenti. In molti paesi i lavoratori anziani costituiscono il 30% della popolazione attiva; in 15 paesi del mondo questo tasso supera il 50%. Oltre la metà dei lavoratori anziani lascia il lavoro prima di raggiungere l’età prevista per il pensionamento obbligatorio, per diversi motivi.
Tra le cause principali figurano i problemi di salute, quali disturbi muscoloscheletrici, mentali e la depressione, legati a circa il 30% della popolazione compresa tra 50 e 64 anni.

Con l’avanzare dell’età si riduce chiaramente la capacità a sostenere un lavoro fisico. E la capacità fisica ridotta costituisce un problema principalmente per le occupazioni con un
elevato carico di lavoro fisico; circa il 30% dei lavori in Europa oggi comporta posture di lavoro scorrette, la manipolazione di oggetti pesanti o movimenti ripetitivi.

Ma sebbene la salute e la capacità fisica peggiorino con l’invecchiamento, molte funzioni migliorano con l’avanzamento dell’età. Vediamo quali.

Il contributo al miglioramento del capitale sociale

La crescita mentale è uno dei più importanti aspetti positivi dell’invecchiamento. Per esempio, il pensiero strategico, la perspicacia, la saggezza, la capacità di giudizio, la capacità di razionalizzare, il controllo della vita, la percezione olistica e le competenze linguistiche, in genere migliorano con l’avanzamento degli anni.

In questa accezione, età e l’esperienza lavorativa possono contribuire a migliorare il prezioso capitale sociale dei lavoratori anziani grazie a:

  • capacità di aumentare la competenza professionale
  • capacità di cooperazione
  • consapevolezza dell’organizzazione e delle sue funzioni.

La domanda, spontanea e forse anche un pò retorica è quindi: i lavoratori anziani sono utili, possono imparare cose nuove?

La risposta è certamente positiva: l’apprendimento non dipende dall’età, ma cambia con il
passare del tempo, per cui è importante che i lavoratori anziani abbiano accesso alla formazione e godano di pari opportunità nell’apprendere nuove competenze e aggiornare le loro abilità professionali.
Solo così è possibile qualificarli e accorciare il divario con le giovani leve che oggi stanno facendo il loro ingresso nel mondo del lavoro.

Senza la loro partecipazione al mondo del lavoro, si rischiano carenze in materia di
capacità professionali, strutturali e di contatti.
Inoltre, il trasferimento delle loro conoscenze implicite alle giovani generazioni è fondamentale. La migliore combinazione di competenze sul luogo di lavoro si basa infatti sui diversi punti di forza di ciascuna generazione.