Incidente carrello elevatore

La sicurezza rappresenta un valore imprescindibile in ogni contesto, ancor più all’interno di ambienti di lavoro dove la presenza di macchinari e mezzi industriali, come i carrelli elevatori, espone i lavoratori a potenziali rischi.
Il rispetto delle normative di riferimento e l’adozione di rigorose misure preventive risultano, dunque, elementi necessari per tutelare l’incolumità di tutti e scongiurare il verificarsi di incidenti.

I carrelli elevatori, strumenti indispensabili per la movimentazione di merci e materiali, possono rivelarsi estremamente pericolosi se utilizzati in maniera impropria o in condizioni di sicurezza non idonee.
Per questo motivo, diviene fondamentale per datori di lavoro e addetti ai lavori la conoscenza approfondita delle norme di sicurezza vigenti e la messa in atto di specifiche procedure volte a prevenire incidenti.

Un caso emblematico, quello analizzato dalla Cassazione Penale, Sez. 4, 08 giugno 2022, n. 22164, mette in luce le gravi responsabilità di datori di lavoro e carrellisti nella prevenzione degli infortuni sul lavoro.
La vicenda, che ha visto protagonista un dipendente seriamente ferito da un carrello elevatore, evidenzia le omissioni che possono portare a tragiche conseguenze e sottolinea i doveri inderogabili di operatori e datore di lavoro.

La dinamica dell’incidente tra carrelli elevatori

Un trasportatore autonomo si trovava nell’area di carico e scarico di una ditta, per consegnare un carico di merci. Era a bordo del suo camion, fermo nella zona adibita a queste operazioni, quando un muletto guidato da un dipendente, lo ha colpito violentemente con la parte posteriore. L’impatto ha causato lo schiacciamento dell’operatore contro la sponda del camion, procurandogli gravi lesioni.

L’incidente è stato causato da una serie di negligenze che hanno concorso a creare una situazione di pericolo non solo per l’operatore ma anche per gli altri lavoratori presenti nell’area.

L’area di carico e scarico non era adeguatamente segnalata. Non erano presenti cartelli o indicazioni che delimitassero la zona di transito dei muletti e vietassero la presenza di pedoni. La segnaletica è stata installata solo dopo l’incidente, evidenziando la carenza preesistente e la superficialità con cui la sicurezza veniva gestita nell’azienda.

L’operatore non si trovava all’interno dell’apposita cabina di attesa predisposta per i trasportatori, ma si trovava vicino al suo camion, in una zona non sicura.
Anche se il secondo operatore non ha rispettato le norme di sicurezza, la responsabilità principale ricade sul datore di lavoro che non ha vigilato sul loro rispetto e non ha adottato le misure necessarie per garantire la sicurezza di tutti i lavoratori presenti nell’area.

Il conducente del muletto non ha prestato la dovuta attenzione durante la manovra. Non ha rallentato, non ha guardato bene intorno a sé e non si è accorto della presenza di un altro mezzo. La sua condotta imprudente e negligente è stata la causa diretta dell’incidente.

Il datore di lavoro non ha garantito una sorveglianza adeguata dell’area di carico e scarico. Non era presente alcun addetto alla sicurezza che potesse monitorare le operazioni e intervenire in caso di necessità. La mancanza di sorveglianza ha contribuito a creare un ambiente di lavoro caotico e pericoloso.

Omissioni del datore di lavoro: una catena di negligenze

Nel caso specifico, il datore di lavoro è stato ritenuto colpevole di una serie di omissioni che hanno contribuito in maniera determinante all’incidente:

  • Mancata valutazione dei rischi: il datore non aveva effettuato una valutazione adeguata dei rischi associati alle operazioni di carico e scarico con carrelli elevatori, esponendo i lavoratori a pericoli evitabili
  • Misure di sicurezza carenti: non sono state implementate misure tecniche e procedurali idonee a prevenire incidenti con carrelli elevatori, lasciando i lavoratori privi delle necessarie tutele
  • Formazione insufficiente: i dipendenti non hanno ricevuto una formazione adeguata sulle procedure di sicurezza per l’utilizzo dei carrelli elevatori, aumentando il rischio di manovre errate
  • Supervisione assente: mancava una supervisione efficace delle operazioni con carrelli elevatori, dimostrando una grave negligenza da parte del datore di lavoro nel garantire la sicurezza dei propri dipendenti.

Le colpe del carrellista: imprudenza e violazione delle procedure

Oltre al datore di lavoro, anche il conducente del carrello elevatore è stato ritenuto responsabile dell’incidente per:

  • Mancanza di attenzione: non ha prestato la dovuta attenzione alla presenza di colleghi nelle vicinanze, mettendo a repentaglio la loro incolumità
  • Violazione delle procedure: il carrellista non ha seguito le procedure di sicurezza stabilite per la guida dei carrelli elevatori, come ad esempio la fermata del mezzo prima di spostare il carico e la comunicazione con i lavoratori a piedi.

La Corte ha quindi stabilito che la responsabilità principale dell’incidente grava sul datore di lavoro, le cui omissioni hanno creato un ambiente di lavoro non sicuro.
Anche se la condotta del lavoratore ferito ha concorso all’evento, ciò non esime il datore di lavoro dall’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei propri dipendenti, adottando tutte le misure preventive necessarie.

Prevenzione come unica vera arma

Il caso in oggetto rappresenta un monito per datori di lavoro e carrellisti.
I primi dovrebbero sempre assumersi con serietà e rigore il proprio dovere di garantire ambienti di lavoro sicuri, attraverso una valutazione approfondita dei rischi, l’implementazione di misure di sicurezza adeguate, la formazione continua dei dipendenti e una supervisione costante.

I carrellisti, da parte loro, dovrebbero sempre prestare la massima attenzione e seguire scrupolosamente le procedure di sicurezza, per tutelare la propria incolumità e quella dei colleghi. S

olo attraverso una cultura della prevenzione condivisa e attuata con rigore si potranno evitare tragedie come quella descritta e garantire il diritto fondamentale alla sicurezza sul lavoro.