Con l'entrata in vigore delle nuove norme UE, le aziende devono ripensare l'uso degli imballaggi. Esperti e leader di settore chiedono interventi politici mirati, come una tassa sulla plastica vergine, per correggere le distorsioni del mercato e accelerare la transizione strutturale verso una vera economia circolare.

L’industria della pulizia e dell’igiene si trova a un bivio con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore delle nuove norme dell’Unione Europea su imballaggi e rifiuti. Queste direttive impongono una pressione crescente sulle aziende affinché ripensino l’intero ciclo di vita dei loro materiali, dalla progettazione al recupero. L’obiettivo è ambizioso e chiaro: entro il 2030, tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’UE dovranno essere riciclabili o riutilizzabili in modo pratico ed economicamente conveniente. Questa transizione esige una visione strategica del packaging, non più visto come un semplice contenitore, ma come parte integrante di un sistema più ampio di responsabilità ed efficienza delle risorse.

La circolarità richiede una riforma economica

La trasformazione della circolarità da semplice ambizione ad azione concreta è la sfida principale per l’industria. Anni di impegni e progetti pilota non sono riusciti a innescare il necessario cambiamento strutturale. Secondo alcuni esperti ciò che serve è un sistema economico che premi il valore a lungo termine rispetto alla riduzione dei costi a breve termine. Attualmente, il sistema economico favorisce le scelte meno sostenibili, rendendole più redditizie. Finché non cambieranno le leve finanziarie, il mercato continuerà a favorire i rifiuti rispetto al progresso. Il costo della plastica vergine, ad esempio, rimane inferiore a quello delle alternative riciclate a causa dei sussidi ai combustibili fossili e di quadri fiscali obsoleti.

La politica è l’anello debole per un mercato coerente

Nonostante la crescente consapevolezza e lo slancio, un supporto normativo coerente è fondamentale per garantire il cambiamento strutturale. Il Regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), pur essendo un passo nella giusta direzione per armonizzare i requisiti e promuovere il riutilizzo e il riciclaggio, rischia di vedere il suo potenziale compromesso dall’implementazione non uniforme tra gli Stati membri. Questa frammentazione crea oneri di conformità e rallenta l’espansione di soluzioni sostenibili. Un esempio emblematico è la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR): sebbene il principio che i produttori debbano assumersi la responsabilità dei rifiuti sia supportato, l’attuazione varia. Spesso, i programmi EPR si concentrano sul recupero dei costi, fallendo nell’incentivare la migliore progettazione degli imballaggi, infrastrutture adeguate o la domanda di materiali secondari. Una maggiore competenza legislativa sulle complessità dell’economia circolare è cruciale per definire condizioni di mercato che favoriscano una più ampia adozione di pratiche sostenibili. L’EPR, per avere pieno impatto, deve incentivare attivamente gli imballaggi riciclabili e garantire che i materiali raccolti vengano effettivamente trasformati in prodotti utili.

Ripensare standard, digitalizzazione e leadership aziendale

Infrastrutture e incentivi sono essenziali, ma non sufficienti. Le aziende hanno bisogno di un quadro comune, di definizioni condivise e di una comprensione coerente del significato pratico della sostenibilità. In un mercato saturo di promesse “green”, certificazioni come EMAS o Cradle to Cradle sono cruciali per costruire fiducia. Tuttavia, il settore si sta muovendo dalla convalida simbolica alla dimostrazione operativa. La digitalizzazione, se basata su standard condivisi, ha un potenziale significativo per accelerare la circolarità. Iniziative come il Digital Product Passport (DPP) potrebbero rivoluzionare la trasparenza sui flussi di materiali e sulla riciclabilità. Tuttavia, definizioni non allineate di termini come “riciclabile“, “circolare” o “rifiuto” rischiano di comprometterne l’affidabilità. Sebbene stabilire un terreno comune sia fondamentale, il vero slancio deriva dalla leadership. Il mito secondo cui la sola domanda dei consumatori guida la trasformazione; al contrario, i cambiamenti comportamentali seguono spesso la regolamentazione e l’innovazione.

Il futuro appartiene ai costruttori di sistemi circolari

La pressione sulle aziende affinché producano risultati si sta intensificando a causa degli impatti climatici in accelerazione, delle normative più severe e dei maggiori controlli. Questa situazione può favorire le piccole imprese, più agili nell’adattarsi. L’approvvigionamento regionale, la produzione locale e le filiere più corte non sono solo intelligenti dal punto di vista climatico, ma anche strategicamente vantaggiose. In sintesi, la circolarità richiede che ogni aspetto del business – dalla catena di fornitura al packaging – sia progettato attorno a un modello che dia priorità al valore a lungo termine. Mentre l’industria dell’igiene e della pulizia fatica a raggiungere gli obiettivi UE, l’azienda è un chiaro esempio che il futuro appartiene a coloro che costruiscono oggi sistemi circolari più intelligenti.

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