Lo sbarco in quota è un argomento scomodo!
A definirlo così è stato Marco Prosperi, Direttore di Assodimi – Assonolo, in apertura dell’attesa conferenza Sbarco in quota dalle ple dopo la revisione della EN280, che si è svolta durante la recente edizione del GIS.
Lo sbarco in quota è un argomento scomodo perché è un’attività quasi di prassi, che viene fatta spesso con eccessiva semplicità ma che, per i rischi che sono correlati, semplice non è.
In più, la revisione della EN280 ha coinvolto diversi attori nella responsabilità di questa pratica: costruttori di ple, datore di lavoro, utilizzatori, ma anche i noleggiatori, gli organi di controllo ecc… Insomma il discorso di fa articolato.
Non è un caso che alla conferenza abbiano preso parte esponenti di varie categorie (ANFIA, AISEM, INAIL, l’ASL di Rimini, ASSODIMI e IPAF con una figura che si occupa del supporto legale e alcuni rappresentanti dei costruttori) che si sono alternati davanti ad una sala gremita di addetti ai lavori.

Dalla conferenza è emerso che la EN280 non blocca lo sbarco in quota, ma richiede che venga gestito in sicurezza. Assistiamo di fatto ad un cambio di paradigma: oggi si richiede maggiore consapevolezza da parte dell’operatore, piena coscienza dell’attività che si va a compiere.
Quindi serve formazione e rispetto della complessità.

Quando serve l’attività dello sbarco in quota, il datore di lavoro deve prestare attenzione primariamente a 2 aspetti:

  • Effettuare la valutazione del rischio, considerando le condizioni del lavoro, i rischi dell’ambiente e quelli derivanti dall’uso dell’attrezzatura
  • Accertarsi che lo sbarco in quota sia un uso coerente con le istruzioni del fabbricante della PLE scelta

Per fare lo sbarco in quota possono essere usate PLE progettate e certificate per questo uso.
Il datore di lavoro deve esaminare la Dichiarazione di Conformità della PLE dove si parla di sbarco in quota, se tale dichiarazione non fa riferimento a un organismo notificato che ha certificato l’idoneità allo sbarco in quota, quella specifica PLE non può essere usata per tale scopo.
È anche necessario consultare il manuale d’uso e l’eventuale “addendum” specifico per lo sbarco.

Il manuale d’uso deve fornire informazioni chiare e dettagliate su vari aspetti.
Deve specificare quanti operatori possono essere a bordo della piattaforma durante lo sbarco in quota e quale posizione devono avere.
Sono necessari anche i dettagli sulle condizioni ambientali e le caratteristiche del luogo di sbarco (pendenza massima, resistenza, presenza di protezioni collettive, ecc.).
Vengono definite anche le modalità di avvicinamento, sbarco e rientro, e le procedure in caso di emergenza o avaria.
Il fabbricante, nel manuale, deve anche indicare se la PLE può essere utilizzata come punto di ancoraggio per dispositivi anticaduta.

Come funziona lo sbarco in quota in caso di noleggio della PLE?

Nello sbarco in quota il noleggiatore rischia di non avere il controllo sull’ opzione, restando in balìa del fabbricante della macchina e del datore di lavoro.
Per riuscire ad avere un ruolo più attivo e determinante nella buona riuscita del lavoro, preservando la propria attività, il noleggiatore deve:

  • porre molta attenzione alle richieste del cliente
  • predisporre con precisione la documentazione della macchine che andrà a fornire
  • informare in modo adeguato il cliente (datore di lavoro) su come deve pianificare il lavoro e su quali accorgimenti prendere oltre alla scelta della macchina idonea.

In questo modo il noleggiatore diventa, per il suo cliente, un vero e proprio consulente, che permette all’azienda di svolgere le sue attività, compreso lo sbarco in quota, in sicurezza e nel rispetto delle norme.

Per saperne di più contatta Assodimi/Assonolo e leggi l’approfondimento.