DPI cleaning urbano - TCE Magazine

Ogni mattina, prima che le nostre città si sveglino, migliaia di lavoratori scendono in strada per raccogliere i rifiuti che produciamo e pulire gli spazi pubblici che accoglieranno le nostre giornate. Lo fanno in mezzo al traffico, nel buio, con il freddo o la canicola estiva, a contatto con materiali potenzialmente contaminati, aggrappati a predellini di camion in movimento.
È uno dei mestieri più rischiosi del Paese, eppure tra i meno visibili. La prima arma di difesa del lavoratore, quando tutte le altre misure non bastano, si chiama DPI: Dispositivo di Protezione Individuale.

L’opuscolo INAIL “Salute e Sicurezza per gli Operatori della Raccolta dei Rifiuti e dell’Igiene Urbana” (edizione 2024) offre un quadro aggiornato dei rischi e delle protezioni in questo settore.
Ne emerge un’immagine complessa: un lavoro che non si svolge in una postazione fissa, ma nella strada stessa, un “luogo di lavoro” unico, variabile, imprevedibile, che il legislatore fatica ancora a normare con la stessa precisione riservata ai cantieri o alle fabbriche.

62,93 infortuni ogni 1.000 addetti/anno. Più di 3× la media industria e servizi INAIL
~30 giorni medi di assenza annua per infortunio, per lavoratore coinvolto

Un settore ad alta frequenza infortunistica

Dall’analisi INAIL relativa al quinquennio 2013–2017, condotta nell’ambito del Protocollo d’intesa con Utilitalia, emerge che l’indice di frequenza infortunistica nel settore dell’igiene urbana è più di 3 volte quello medio dell’industria e dei servizi.
Nonostante una diminuzione degli infortuni del 6,4%, a fronte di un incremento degli addetti del 13%, il settore resta strutturalmente ad alto rischio.

La fascia d’età più colpita è quella tra i 50 e i 64 anni, e i danni più frequenti sono lussazioni, distorsioni, contusioni, lesioni apparentemente “banali”, ma che spesso si traducono in lunghi periodi di assenza. Le dorsopatie e le lesioni alla spalla sono invece le principali malattie professionali riconosciute.

“Il tipo di luogo maggiormente interessato dagli infortuni è il luogo aperto al transito pubblico senza restrizioni: la pubblica via.”

INAIL — Salute e Sicurezza per gli Operatori della Raccolta dei Rifiuti, 2024

Cinque categorie di rischio, cinque famiglie di DPI

Il documento INAIL individua con precisione le tipologie di rischio e, per ciascuna, definisce i sistemi di protezione. La logica è quella della gerarchia: prima si eliminano o riducono i rischi con misure collettive (automazione, procedure, manutenzione); poi, come ultima risorsa, si adottano i DPI. Come recita l’art. 15 del D.Lgs. 81/2008, la protezione collettiva ha sempre priorità su quella individuale.

1 – Rischio biologico

I rifiuti solidi urbani sono per definizione un serbatoio di agenti patogeni: batteri (enterococchi, Staphylococcus aureus), virus enterici, funghi come Aspergillus, parassiti, allergeni. Le vie di esposizione sono molteplici: contatto muco-cutaneo, ferite da taglio o da punta, inalazione, ingestione, morsi di animali.

I DPI prescritti includono facciale filtrante, tuta in TNT, guanti antitaglio e occhiali o visiera. Fondamentale è anche il protocollo di lavaggio, che deve abbattere la biocontaminazione mantenendo le caratteristiche tecniche del dispositivo.

2 – Rischio chimico

Due sottocategorie: esposizione a particolato aerodisperso (PM10 e PM2,5 da traffico veicolare) e a sostanze chimiche come carburanti, diserbanti e fluidi dei macchinari — spesso derivante da conferimenti errati o abbandono di contenitori di sostanze ignote.

I DPI indicati comprendono maschere filtranti, indumenti a perdere, occhiali o schermo facciale, guanti certificati per il tipo di agente chimico specifico.

3 – Rischio da movimentazione manuale dei carichi

Gli operatori di raccolta porta a porta percorrono mediamente 10 chilometri al giorno, sollevando, trascinando, “lanciando” sacchi e cassonetti. Torsioni del busto, movimenti a strappo, azioni ripetitive con soffianti a spalla sono cause dirette di ernie del disco, artrosi e patologie articolari.

I DPI indicati, abbigliamento protettivo e guanti antitaglio, agiscono in sinergia con misure ergonomiche come l’adozione di attrezzature con grip ottimale e mezzi a caricamento ribassato.

4 – Rischio rumore

Traffico, compattatori, soffianti: gli operatori sono esposti quotidianamente a campi sonori di intensità variabile. Il rischio principale è l’ipoacusia. Ma qui emerge un paradosso tecnico: in generale non è possibile l’uso di cuffie o tappi auricolari durante le operazioni su strada, perché ridurrebbe la percezione dei veicoli in avvicinamento, creando un rischio maggiore di quello che si tenta di eliminare. Il documento segnala però una soluzione innovativa: gli otoprotettori “smart” ad attenuazione controllata, capaci di mitigare i rumori dannosi e amplificare simultaneamente i suoni deboli, un equilibrio che i dispositivi tradizionali non consentono.

5 – Rischi per la sicurezza

Investimenti da parte di veicoli in transito, cadute dal predellino posteriore, schiacciamenti durante le manovre di sollevamento dei cassonetti, impigliamenti nelle parti meccaniche in movimento.

Per queste situazioni i DPI chiave sono: scarpa antinfortunistica con puntale rinforzato e suola antiscivolo, guanti antitaglio e cintura di trattenuta a sganciamento rapido per gli operatori trasportati sul predellino posteriore.

Il catalogo dei DPI: dai guanti agli smart device

Guanti da lavoro

In gomma resistente agli acidi, lavabili e disinfettabili, o monouso in gomma nitrile per solventi. Devono essere sostituiti periodicamente e rimossi con precauzione dopo l’uso.

Calzature di sicurezza

Scarpe con puntale rinforzato e suola antiscivolo per i rischi stradali; stivali in gomma o poliuretano lavabili oppure calzari monouso per le operazioni a rischio biologico.

Maschere respiratorie

Facciali filtranti monouso con valvola almeno FFP2D per agenti biologici e polveri. Per le sostanze chimiche volatili, facciali filtranti specifici per agenti chimici.

Indumenti ad alta visibilità

Elemento cruciale nella prevenzione degli investimenti. Il loro uso o meno è citato tra i fattori determinanti degli incidenti stradali che coinvolgono gli operatori.

Occhiali e visiere

Occhiali protettivi per le operazioni ordinarie; visiere complete con calotta nelle situazioni di maggiore esposizione a spruzzi, particolato o rischio biologico elevato.

Elmetto e otoprotettori

L’elmetto è previsto per rischio caduta dall’alto durante lo svuotamento cassonetti. Gli otoprotettori — idealmente smart — sono ammessi solo in aree protette dal traffico.

Rischi per tipo di attività

Attività Rischi principali DPI chiave
Raccolta porta a porta Investimento, MMC, biologico Alta visibilità, guanti antitaglio, FFP2
Raccolta meccanizzata (posteriore) Caduta predellino, schiacciamento, rumore Cintura sganciamento rapido, elmetto, scarpe
Spazzamento meccanizzato Vibrazioni, particolato, rumore Maschere filtranti, otoprotettori smart
Uso soffianti / diserbo Chimico, torsioni del busto ripetute Maschera chimica, occhiali, guanti certificati
Manutenzione mezzi Chimico (fluidi), meccanico Guanti nitrile, occhiali, tuta a perdere
Raccolta ingombranti MMC, tagli, schiacciamento Guanti antitaglio, scarpe rinforzate

La gestione dei DPI: non basta dotarli

Uno degli aspetti più sottovalutati del documento INAIL riguarda la gestione dei DPI, un processo articolato che va ben oltre la semplice distribuzione del dispositivo.
Identificazione e scelta, approvvigionamento, conservazione, dotazione, lavaggio, manutenzione, registrazione, sostituzione, riconsegna: ogni fase ha procedure specifiche e responsabilità precise in capo al datore di lavoro.

Significativa è la distinzione introdotta tra:

  • indumenti-DPI(abbigliamento con funzione protettiva certificata, come i gilet ad alta visibilità) e
  • abbigliamento di lavoro ordinario.

Una distinzione non solo formale: i primi devono soddisfare requisiti normativi precisi, superare test di certificazione e seguire protocolli di lavaggio che ne mantengano le proprietà protettive nel tempo.

Proprio il lavaggio dei DPI biologicamente contaminati merita attenzione particolare. Il ciclo deve garantire una riduzione della biocontaminazione entro i limiti normativi, senza compromettere le caratteristiche tecniche del dispositivo. La “neutralizzazione” della contaminazione biologica — avverte INAIL — potrebbe inficiare le proprietà di protezione contro gli agenti chimici: un rischio di incompatibilità che richiede protocolli distinti per rischi multipli.

Il futuro: DPI intelligenti e tecnologie abilitanti

Il documento INAIL dedica uno spazio specifico ai cosiddetti DPI smart, una frontiera tecnologica già in fase di sperimentazione nel settore.
Si tratta di dispositivi dotati di sensori che comunicano via bluetooth, Wi-Fi o RFID con i macchinari e le infrastrutture circostanti.
Le funzionalità includono il monitoraggio delle condizioni fisiche del lavoratore, la verifica del corretto utilizzo del DPI, la rilevazione di situazioni di disagio climatico e — fondamentale per chi lavora in strada — un alert di prossimità del rischio che segnala veicoli in avvicinamento.

È una risposta tecnologica a un problema strutturale: la strada come luogo di lavoro non controllabile, in cui le variabili sono per definizione imprevedibili. La tecnologia non elimina il rischio, ma può contribuire a renderlo percepibile in anticipo.

Il DPI come ultima linea di difesa

L’analisi INAIL restituisce un’immagine lucida e per certi versi scomoda. I DPI sono fondamentali, ma non sono l’unica risorsa di protezione e sicurezza. La vera prevenzione si costruisce prima: con l’automazione, con la corretta progettazione dei percorsi, con la manutenzione regolare dei mezzi, con la formazione, con le procedure condivise.

Ma l’altro elemento che manca nella valutazione della sicurezza sul lavoro di questi operatori è: il comportamento dei cittadini nel conferimento dei rifiuti.
Conferimenti errati, oggetti taglienti non protetti, contenitori mal chiusi: tutto questo aumenta esponenzialmente il rischio per l’operatore che si trova, la mattina dopo, a raccogliere ciò che noi abbiamo buttato.

I DPI non possono compensare da soli carenze organizzative, mezzi non manutenuti o percorsi mal progettati. Ma quando tutto il resto è in ordine, la scarpa antinfortunistica, il guanto antitaglio e il gilet riflettente fanno la differenza tra tornare a casa e non tornare.