polveri pericolose - TCE Magazine

Le polveri pericolose sono uno dei principali fattori da cui dipende la salute sul lavoro. Proprio pensando all’importanza di monitorare, contenere ed eliminare le polveri pericolose è nata la Guida Tecnica “Polveri Pericolose”, frutto della collaborazione strategica tra l’INAIL e CONFIMI INDUSTRIA, con il supporto di AFIDAMP-FINCO.
Il testo ha l’obiettivo di supportare datori di lavoro, RSPP e tecnici della prevenzione nell’identificazione delle migliori soluzioni organizzative e tecnologiche, allineandosi alle evoluzioni normative del D.Lgs. 81/08.

L’urgenza di un simile strumento emerge dall’analisi epidemiologica condotta dall’istituto sulle malattie professionali dell’apparato respiratorio (come pneumoconiosi, asma occupazionale e BPCO). Escludendo l’ambito della bonifica da amianto (regolato da norme a sé stanti) i dati registrati indicano che oltre il 90% delle denunce si concentra in soli 4 macro-settori:

  • Costruzioni: comparto maggiormente colpito con il 46% delle tecnopatie totali.
  • Agro-Alimentare: rappresenta il 24% dei casi complessivi definiti positivamente.
  • Legno: registra una quota d’incidenza pari all’11%.
  • Metalmeccanico: assorbe il 10% delle segnalazioni complessive.

Se le caratteristiche del processo produttivo impediscano di eliminare la generazione di polvere alla radice, il Testo Unico impone l’adozione di sistemi di ventilazione e depolverazione adeguati a captare gli agenti nocivi direttamente alla sorgente, riducendo la frazione inalabile e respirabile dispersa.

Manutenzione dei sistemi di aspirazione: regole per evitare la dispersione

I sistemi di estrazione e i depolveratori (siano essi impianti centralizzati fissi o apparecchiature mobili) costituiscono la prima linea di difesa collettiva. Ma, un impianto privo di una rigorosa manutenzione perde rapidamente efficacia. In conformità con la Direttiva Europea 1999/92/CE (recepita in Italia dal D.M. 233/2003) e con le disposizioni del D.Lgs. 81/2008, l’azienda deve garantire che tutti gli apparati mantengano inalterati nel tempo i livelli di sicurezza per cui sono stati originariamente progettati.

Durante gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, sussiste un elevato rischio latente dovuto al disturbo e alla conseguente risospensione di polveri pericolose tossiche, cancerogene o idonee a innescare atmosfere esplosive (Titolo IX e Titolo XI del D.Lgs. 81/08).

La Guida INAIL raccomanda l’applicazione di rigide procedure operative per la sostituzione dei filtri di sicurezza:

  • Zero contaminazione: l’operazione deve svolgersi impedendo il rilascio di particolato nell’ambiente e la conseguente esposizione diretta del manutentore.
  • Sistemi a perdere: l’operatore deve maneggiare il filtro esausto agendo dall’esterno tramite una membrana impermeabile o un sacco di plastica a perdere, sigillando il tutto prima dello smaltimento e indossando idonei dispositivi individuali.
  • Pianificazione in zone ATEX: per i sistemi destinati alla raccolta di polveri combustibili (con granulometria inferiore a 500 micron), l’intervallo e la profondità delle verifiche periodiche devono essere definiti caso per caso, adottando metodologie standardizzate come quelle previste dalla norma EN 60079-17. Il tuo aspiratore ATEX è ancora a norma? Scopri gli obblighi di verifica e le responsabilità del datore di lavoro.

Informazione, formazione e addestramento: il ruolo della prova pratica

Un pilastro fondamentale per ridurre i rischi legati alla presenza di polveri pericolose sul luogo di lavoro è la qualificazione del personale operante. La Guida tecnica ricorda l’operatore deve ricevere tutte le informazioni necessarie tramite trasferimento di conoscenze teoriche sui rischi presenti, sulle sostanze manipolate e sulle misure aziendali. Deve anche intraprendere un percorso di formazione strutturato mirato all’apprendimento di competenze e procedure per lo svolgimento in sicurezza delle mansioni.

Deve infine essere addestrato sul campo, condotto da una persona esperta direttamente sul posto di lavoro.
L’addestramento non può ridursi a una presa visione verbale, ma deve essere una vera e propria prova pratica volta all’utilizzo corretto e in sicurezza di attrezzature, macchinari, impianti di captazione e Dispositivi di Protezione Individuale, oltre che in esercitazioni applicate sulle procedure operative di sicurezza.

Al fine di garantire la conformità normativa e la tracciabilità delle competenze acquisite, ogni attività di addestramento deve essere inserita in un apposito registro (cartaceo o informatizzato).

Dispositivi di protezione individuale (DPI): criteri di scelta per vie respiratorie e occhi

I DPI rappresentano l’ultima barriera protettiva e devono essere impiegati quando i rischi residui da polveri pericolose non possono essere interamente eliminati mediante misure di protezione collettiva o modifiche dell’organizzazione del lavoro.

Ogni dispositivo deve possedere determinati standard qualitativi:

  • Marcatura CE: corredata da tutte le certificazioni obbligatorie rilasciate dagli organismi competenti.
  • Documentazione: presenza di note informative, istruzioni di manutenzione, limiti d’uso e scadenze stampate in lingua italiana.
  • Ergonomia: adattabilità alla fisionomia dell’utente (valutazione della tenuta sul volto) e compatibilità con altri DPI indossati contemporaneamente (es. occhiali correttivi o protettori dell’udito).

Nello specifico del rischio da polveri aerodisperse, la Guida INAIL approfondisce i seguenti dispositivi:

  • Protezione delle vie respiratorie (APVR): la scelta spazia dai facciali filtranti monouso (classificati UNI EN 149 come FFP1, FFP2, FFP3 a seconda dell’efficienza) sino a semimaschere con filtri intercambiabili o elettrorespiratori integrati a elmetti o cappucci. I dispositivi monouso devono essere sostituiti secondo i limiti temporali del produttore; le unità riutilizzabili richiedono piani regolari di igienizzazione e sanificazione.
  • Protezione degli occhi: occhiali a mascherina o visiere (conformi alle norme della serie UNI EN 166) risultano indispensabili per bloccare la penetrazione di polveri sottili o schegge, evitando infiammazioni o lesioni gravi derivanti dal contatto con agenti chimici o biologici aggressivi.

Consulta la Guida

La scelta ottimale dei sistemi di filtrazione (classi L, M, H o filtri assoluti EPA, HEPA, ULPA) e delle configurazioni d’impianto richiede una valutazione tecnica specifica legata alle caratteristiche granulometriche ed esplosive delle sostanze trattate nei singoli reparti.

Per accedere a tutti i criteri di calcolo, agli schemi tecnologici e alle tabelle riepilogative complete, si rimanda alla consultazione della Guida Tecnica integrale disponibile sul portale dell’INAIL.