
Parliamo di capacity building: la sicurezza che si costruisce da dentro
Tutti gli strumenti tecnologici, tutti i modelli predittivi, tutti i protocolli di azioni condivise tra diverse agenzie non funzionano se non ci sono persone competenti che li usano.
Un ispettore del lavoro che non conosce i rischi specifici del settore che sta ispezionando, un datore di lavoro che non sa come impostare una valutazione del rischio, un lavoratore che non riconosce i segnali di un pericolo: in tutti questi casi, la norma formalmente rispettata non protegge nessuno.
È su questa consapevolezza che si fonda la quinta strategia analizzata dal rapporto EU-OSHA 2026.
Dopo le ispezioni basate sul rischio, i protocolli che formano prima di punire, le reti collaborative per la sicurezza e gli strumenti digitali, parliamo di capacity building.
Che cos’è il capacity building
Per capacity building si intende la costruzione sistematica di competenze, reti di conoscenza e capacità interne di gestione della sicurezza, a tutti i livelli del sistema. È probabilmente la più trasversale delle 5 strategie, perché abilita tutte le altre.
Il Rapporto EU-OSHA, “How labour inspectorates and prevention services contribute to occupational safety and health compliance” che racconta queste strategie, dedica a questo tema ben 15 casi studio, raggruppati in quattro categorie:
- formazione degli ispettorati,
- comunità di pratica tra professionisti SSL,
- sviluppo della capacità interna nelle organizzazioni,
- supporto ai lavoratori vulnerabili.
Più ispettori, meglio formati: il caso irlandese
L’Irlanda ha affrontato il problema della carenza di ispettori assumendone molti di più.
Dopo una valutazione post-pandemia che aveva identificato una grave carenza di personale, l’Health and Safety Authority ha lanciato un programma di espansione significativo: da 190 dipendenti nel 2020 a un obiettivo di 317. Al 2023, il personale era già salito a 273, con 164 posizioni di ispettore di cui 85 operativi sul campo.
Ogni nuovo ispettore segue un programma di sviluppo di 11 mesi: 20 giorni di ispezioni accompagnate da ispettori senior, 5 giorni di ispezioni supervisionate, poi progressiva autonomia. I mentors sono ispettori esperti che certificano la competenza acquisita. Il programma ha permesso la creazione di nuove divisioni specializzate, incluse unità dedicate all’igiene occupazionale e al settore dell’istruzione.
I risultati sono incoraggianti. Nel 2025 sono state pianificate 11.000 ispezioni, un aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Nel 2024 l’Irlanda ha registrato il minimo storico di morti sul lavoro: 33, contro 43 nel 2023. Il rapporto è cauto nell’attribuire causalità diretta (molti fattori concorrono a questi risultati) ma cita una ricerca longitudinale su 24 paesi europei (2008-2015) che dimostra come un aumento del 10% nelle ispezioni per lavoratore si traduca in una riduzione del 1,68% degli infortuni sul lavoro.
Va detto che l’espansione ha avuto anche un costo a breve termine: il numero complessivo di ispezioni nel 2023 è rimasto stazionario nonostante l’aumento del personale, perché il carico del mentoring ha assorbito parte della capacità operativa degli ispettori senior. Un trade-off reale, che il rapporto non nasconde.
La qualità conta quanto la quantità: il caso tedesco
La Germania ha scelto una strategia diversa: non più ispettori, ma ispettori più competenti su temi tecnici specifici. Il programma KEGS (“Gestione sicura di sostanze cancerogene pericolose”) ha sviluppato un sistema di qualificazione digitale per mettere gli ispettori in grado di valutare sistematicamente l’esposizione a cancerogeni nei luoghi di lavoro, parte di un programma nazionale che prevede 200.000 ispezioni focalizzate su questo tema.
Il sistema si basa su 4 moduli di formazione online con autovalutazione, schede tecniche standardizzate per la valutazione coerente delle sostanze e materiali pratici di supporto. Il formato e-learning consente aggiornamento indipendente dalla posizione geografica, particolarmente utile in un paese con struttura federale complessa dove le competenze SSL sono distribuite tra autorità statali e enti assicuratori.
Il rapporto segnala però un punto critico: mancano dati empirici che dimostrino che il programma abbia effettivamente migliorato la coerenza delle valutazioni o ridotto l’esposizione a cancerogeni. I moduli sono logicamente ben strutturati, ma la valutazione d’impatto è ancora carente.
Il Portogallo: due ispettori valgono più del doppio di uno
Il Portogallo ha una prassi consolidata da decenni ma mai formalmente valutata: tutte le ispezioni vengono condotte in coppie. Tutti i 448 ispettori del lavoro lavorano in coppia durante ogni visita aziendale. Non per inefficienza organizzativa, ma per ragioni precise:
- sicurezza dell’ispettore in situazioni potenzialmente ostili,
- raccolta di prove con testimone,
- protezione dell’anonimato di chi ha presentato una segnalazione
- trasferimento continuo di conoscenza tra ispettori esperti e meno esperti (probabilmente il vantaggio più prezioso).
Le coppie ruotano regolarmente all’interno dei team settoriali, e i team stessi ruotano ogni quattro anni. Questo impedisce la formazione di prassi isolate e garantisce una circolazione costante di approcci e competenze. Gli ispettori che partecipano al sistema riportano feedback positivi sulla qualità delle prove raccolte, sulla sicurezza personale e sull’apprendimento continuo.
Il limite, riconosciuto anche da valutatori esterni, è l’efficienza: ogni ispezione richiede il doppio delle risorse umane. Il rapporto non risolve questa tensione, ma la documenta onestamente.
Le comunità di pratica: reti che moltiplicano le competenze
Oltre alla formazione degli ispettori, il rapporto dedica ampio spazio a un meccanismo di sviluppo professionale che opera in modo più informale ma altrettanto efficace: le comunità di pratica tra professionisti SSL.
In Irlanda, l’organizzazione datoriale Ibec gestisce una comunità online di professionisti SSL che si riunisce mensilmente, con 80-100 partecipanti regolari per sessione, che nel 2022 ha complessivamente raggiunto 17.500 persone. I temi trattati vanno dalla valutazione del rischio ai rischi psicosociali alle sfide specifiche per settore: non formazione top-down, ma scambio orizzontale tra pari.
Il NISO (National Irish Safety Organisation) organizza conferenze annuali, reti regionali, programmi di riconoscimento e pubblicazioni, raggiungendo centinaia di organizzazioni con eventi e competizioni che coinvolgono attivamente i lavoratori di prima linea.
In Polonia, le iniziative di sviluppo professionale includono campionati a squadre che testano conoscenze e competenze SSL in scenari pratici (emergenze, valutazioni del rischio) e reti di consulenti HSE industriali che condividono buone pratiche.
In Portogallo, protocolli strutturati favoriscono l’integrazione tra servizi di sicurezza esterni e medici competenti interni, un tema rilevante per le aziende che esternalizzano la SSL ma vogliono che questa si integri davvero nella gestione aziendale.
Capacità interna nelle organizzazioni: il livello più vicino al lavoro reale
Il rapporto analizza anche 5 casi studio dedicati allo sviluppo della capacità SSL interna alle organizzazioni, cioè non agli ispettorati o ai professionisti SSL, ma alle aziende stesse e ai loro lavoratori.
Il filo conduttore di questi casi è che la conformità SSL sostenibile non si ottiene solo con i controlli esterni, ma richiede che le organizzazioni sviluppino la capacità di gestire autonomamente la propria sicurezza. Questo è particolarmente rilevante per PMI e micro-imprese, che spesso mancano delle competenze interne di base.
Il supporto ai lavoratori vulnerabili
Tre casi studio del rapporto si concentrano sui lavoratori vulnerabili: lavoratori migranti, in appalto, con contratti atipici, lavoratori del sommerso. Sono quelli che più difficilmente accedono ai sistemi di supporto tradizionali, quelli che hanno meno voce in capitolo sulle condizioni di lavoro, quelli che più raramente denunciano violazioni per paura di perdere il lavoro.
Il rapporto documenta approcci specifici per raggiungerli
- multilinguismo nei servizi di supporto (come il servizio telefonico norvegese),
- meccanismi di segnalazione anonima che proteggono chi denuncia,
- collaborazione con associazioni di categoria e sindacati per veicolare informazioni attraverso canali di fiducia.
L’obiettivo non è solo informare i lavoratori vulnerabili dei loro diritti, ma costruire la loro capacità di esercitarli concretamente.
La sicurezza è una competenza, non un documento
Il rapporto EU-OSHA 2026 dice che le ispezioni non bastano da sole. La sicurezza sul lavoro nel 21° secolo richiede un ecosistema: dati per ispezionare meglio, approcci calibrati per rispondere alla diversità delle imprese, collaborazione per superare i confini istituzionali, strumenti digitali per raggiungere chi altrimenti resterebbe escluso, e alla base di tutto persone competenti, formate, connesse tra loro e capaci di fare davvero la differenza.
Per le imprese della logistica, del cleaning, del sollevamento e della movimentazione, tutto questo si traduce in: investire nella competenza interna sulla sicurezza che non è un costo aggiuntivo ma la condizione perché tutti gli altri strumenti (le piattaforme digitali, le reti collaborative, gli accordi di settore) funzionino davvero. Una valutazione del rischio scritta da chi il rischio lo conosce davvero vale infinitamente più di un documento compilato per togliersi il problema.























