Robot umanoidi in azienda - TCE Magazine

L’ingresso dei robot umanoidi nei luoghi di lavoro segna un passaggio importante per industria, logistica e material handling. Dopo ormai diversi anni di automazione, robotica collaborativa, AGV, AMR e sistemi intelligenti per la movimentazione, si apre una fase nuova: quella delle macchine autonome capaci di muoversi nello stesso spazio fisico degli operatori, interagire con loro, leggere l’ambiente e svolgere compiti sempre più vicini alle attività umane.

La parola collega, usata spesso per rendere più familiare questa evoluzione, racconta bene l’impatto culturale del fenomeno. Dal punto di vista della sicurezza, però, il robot umanoide resta una macchina; una macchina avanzata, mobile, intelligente, dotata di sensori e algoritmi, ma comunque inserita in un ciclo produttivo che deve essere progettato, valutato, controllato e gestito secondo criteri tecnici precisi.

Il tema è destinato a diventare più importante di quanto non lo sia già oggi. Il nuovo Regolamento Macchine UE 2023/1230, applicabile in via obbligatoria dal 20 gennaio 2027, introduce un quadro più aggiornato per le macchine con funzioni di sicurezza basate sull’intelligenza artificiale, per la cybersicurezza dei sistemi di controllo e per la valutazione della conformità dei prodotti a rischio più elevato.

Dalla robotica industriale al robot umanoide

Per molti anni la robotica industriale è stata associata a celle delimitate, bracci meccanici, impianti ancorati al suolo e aree operative separate dagli addetti. L’evoluzione della robotica collaborativa ha già modificato questo schema, portando alcune macchine a lavorare in prossimità delle persone, con sistemi di controllo della forza, della velocità e della distanza.

Il robot umanoide porta questa trasformazione un passo oltre: la sua forma antropomorfa, la capacità di camminare, manipolare oggetti, orientarsi nello spazio e collaborare con gli operatori apre scenari molto interessanti per magazzini, reparti produttivi, cantieri, ambienti sanitari e attività ad alto carico fisico.

La ricerca sta già lavorando in questa direzione. Il progetto ergoCub, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, nasce proprio per studiare un robot umanoide adatto alla collaborazione fisica con l’uomo. Il robot è pensato per attività di sollevamento, trasporto di carichi, navigazione in ambienti simil-magazzino e riconoscimento delle intenzioni del lavoratore. Questa prospettiva ha un potenziale evidente: ridurre l’esposizione delle persone a compiti ripetitivi, pesanti, ergonomicamente sfavorevoli o svolti in condizioni pericolose. Allo stesso tempo, introduce una nuova categoria di rischi che le aziende dovranno imparare a leggere.

I nuovi rischi: stabilità, interazione e comportamento autonomo

Il primo rischio riguarda la mobilità. Un robot umanoide, soprattutto se bipede, presenta dinamiche diverse rispetto a una macchina fissa o a un veicolo a guida automatica. La stabilità diventa un requisito essenziale, perché una perdita di equilibrio può trasformare la macchina stessa in una fonte di impatto, schiacciamento o collisione.

Il secondo aspetto da tenere in considerazione riguarda l’interazione. Un robot che si muove nello stesso ambiente di un operatore deve riconoscere gesti, traiettorie, posture, intenzioni e cambiamenti improvvisi. In un magazzino reale, le condizioni sono variabili: persone che attraversano corsie, carrelli elevatori in manovra, scaffalature, pallet, rumore, ostacoli temporanei, zone cieche, pavimentazioni non sempre perfette. L’intelligenza artificiale può aiutare la macchina a interpretare lo scenario, ma questa capacità deve essere verificata e integrata in una logica di prevenzione.

Il terzo elemento è legato alla dimensione cognitiva. Lavorare accanto a una macchina antropomorfa può generare una percezione diversa rispetto al lavoro con un carrello, un cobot o un sistema automatico tradizionale. La somiglianza con l’essere umano può rendere l’interazione più intuitiva, ma può anche creare disagio, distrazione, eccessiva fiducia o stress tecnologico.

Proprio per questo la valutazione dei rischi dovrà considerare la macchina, l’ambiente, il software, il comportamento degli operatori e l’organizzazione del lavoro. L’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 prevede che la valutazione riguardi tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato.

Il vantaggio: delegare alle macchine le attività più gravose

La spinta verso i robot umanoidi nasce anche da un’esigenza molto concreta: alleggerire il lavoro umano nei compiti più usuranti. Movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue, sollevamenti ripetuti, attività in ambienti difficili o pericolosi sono ambiti nei quali la tecnologia può avere un impatto significativo.

L’Inail ha più volte collegato innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e prevenzione, sottolineando la possibilità di usare nuovi strumenti per intercettare le esigenze dei lavoratori e contrastare i rischi emergenti legati all’uso della tecnologia nel mondo del lavoro.

Nel caso degli umanoidi, il punto interessante è proprio questo: la macchina può assumere parte dello sforzo fisico, assistere l’operatore, svolgere attività ripetitive o intervenire in contesti nei quali la presenza umana comporta un rischio elevato. In prospettiva, un robot umanoide potrebbe aiutare nella movimentazione di colli, nella preparazione ordini, nel supporto ad attività di manutenzione, nella gestione di materiali in aree poco accessibili o in compiti di ispezione.

Per il settore logistico e industriale, la questione non riguarda solo l’efficienza. Riguarda la possibilità di ripensare il lavoro in modo più sostenibile, riducendo l’esposizione del corpo umano a sollecitazioni che, nel tempo, possono generare infortuni e malattie professionali.

Il robot deve essere pensato per convivere con l’uomo

L’arrivo di un robot umanoide in azienda non può essere trattato come una semplice installazione tecnologica, perché richiede una progettazione dell’integrazione.

Questo significa analizzare prima di tutto l’ambiente in cui la macchina lavorerà: pavimentazioni, spazi di manovra, intersezioni, presenza di altri mezzi, vie di fuga, zone di carico e scarico, illuminazione, interferenze con operatori e processi esistenti.

Serve poi una valutazione tecnica della macchina: marcatura CE, istruzioni del fabbricante, funzioni di sicurezza, sistemi di arresto, limiti di forza e velocità, capacità di rilevamento ostacoli, gestione degli errori, aggiornamenti software, registrazione degli eventi, manutenzione e controlli periodici.

Le norme tecniche stanno accompagnando questo passaggio. UNI ha richiamato l’importanza delle nuove UNI EN ISO 10218-1:2025 e UNI EN ISO 10218-2:2025, dedicate ai requisiti di sicurezza dei robot industriali e dei sistemi robotizzati, con attenzione alla progettazione, all’integrazione, alla manutenzione e alla gestione del rischio nelle applicazioni robotiche.

Per i robot umanoidi, questa impostazione dovrà evolvere ulteriormente, perché la macchina combina più dimensioni: mobilità autonoma, manipolazione, percezione dell’ambiente, interazione fisica, intelligenza artificiale e connettività.

Il nodo software: aggiornamenti, dati e cybersicurezza

La sicurezza dei robot umanoidi passa anche dal software. Una macchina autonoma prende decisioni operative sulla base di sensori, dati, algoritmi e modelli di apprendimento e questo apre un tema ulteriore: la sicurezza funzionale deve rimanere stabile anche quando il sistema viene aggiornato, riconfigurato o integrato con altri sistemi aziendali.

Il Regolamento Macchine 2023/1230 dedica attenzione proprio alla digitalizzazione, alla cybersicurezza e alle funzioni di sicurezza basate sull’intelligenza artificiale. La Commissione europea evidenzia che il regolamento integra disposizioni per macchine con funzioni di sicurezza AI-powered e per la cyber-safety dei dati software e dei sistemi di controllo legati alla conformità.

Questo è un passaggio decisivo per le aziende. Un robot umanoide connesso può essere più efficiente, aggiornabile e integrabile con il sistema produttivo. Al tempo stesso, deve essere protetto da interferenze, manomissioni, errori di configurazione, accessi non autorizzati e modifiche software non controllate.

La sicurezza fisica e la sicurezza digitale diventano due aspetti dello stesso problema.

Infortuni e responsabilità: cosa cambia per le aziende

In caso di infortunio causato da un robot umanoide, il lavoratore rientra nel sistema ordinario di tutela contro gli infortuni sul lavoro. L’assicurazione obbligatoria ha la funzione di garantire prestazioni sanitarie, economiche e, dove previste, forniture protesiche al lavoratore infortunato o colpito da malattia professionale.

Accanto alla tutela del lavoratore, resta il tema dell’accertamento delle responsabilità. Come avviene per qualsiasi macchina inserita in un luogo di lavoro, occorrerà verificare se il datore di lavoro ha valutato correttamente i rischi, se l’attrezzatura era conforme, se i dispositivi di sicurezza erano funzionanti, se la manutenzione era adeguata e se i lavoratori erano stati formati, informati e addestrati.

Con gli umanoidi, la formazione sarà particolarmente importante. Gli operatori dovranno sapere come avvicinarsi alla macchina, come interpretare segnali visivi o sonori, come comportarsi in caso di anomalia, quali aree evitare, come interrompere l’attività e quali procedure seguire durante manutenzione, pulizia o riconfigurazione.

Una tecnologia promettente, da integrare con metodo

I robot umanoidi sono il segnale di una trasformazione profonda del lavoro industriale: una fase in cui la macchina non resta più confinata in uno spazio separato, ma entra nello stesso ambiente operativo dell’uomo.

Per logistica, industria e material handling, questa evoluzione può aprire possibilità importanti, tra cui: riduzione dei compiti usuranti, maggiore continuità operativa, supporto nelle attività a rischio, migliore gestione dei carichi, nuove forme di collaborazione uomo-macchina.

La condizione è una sola: governare l’innovazione prima che arrivi in reparto.

Serviranno competenze tecniche, valutazioni aggiornate, standard applicabili, formazione, dialogo tra produttori, integratori, RSPP, manutentori, responsabili di produzione e lavoratori. La sicurezza dei robot umanoidi non sarà affidata alla sola intelligenza della macchina, ma alla qualità del sistema in cui quella macchina verrà inserita.

In questo senso, il vero tema non è chiedersi se gli umanoidi entreranno nelle aziende; il punto è preparare aziende, processi e persone a farli lavorare in modo sicuro, utile e sostenibile.

FAQ

Cosa sono i robot umanoidi in azienda?

Sono robot progettati con forma e capacità operative simili a quelle umane. Possono muoversi, manipolare oggetti, orientarsi nello spazio e collaborare con gli operatori in attività industriali, logistiche o di servizio.

Quali rischi introducono i robot umanoidi sul lavoro?

I principali rischi riguardano stabilità dinamica, caduta della macchina, collisioni, interazione imprevedibile con l’uomo, errori software, cybersecurity, stress tecnologico e gestione non corretta dell’integrazione nel processo produttivo.

I robot umanoidi possono ridurre gli infortuni?

Sì, se inseriti correttamente. Possono aiutare a delegare alle macchine compiti gravosi, ripetitivi o rischiosi, riducendo l’esposizione dei lavoratori a sforzi fisici, posture critiche e ambienti pericolosi.

Cosa deve fare un’azienda prima di introdurre un robot umanoide?

Deve aggiornare la valutazione dei rischi, verificare conformità e marcatura CE, analizzare l’ambiente di lavoro, definire procedure operative, formare i lavoratori e stabilire controlli su manutenzione, software e sicurezza digitale.

Quale normativa riguarda i robot umanoidi?

Il riferimento principale è il quadro sulla sicurezza delle macchine, oggi basato sulla Direttiva Macchine e, dal 20 gennaio 2027, sul Regolamento Macchine UE 2023/1230. A questo si affiancano norme tecniche, obblighi di valutazione dei rischi e disposizioni in materia di intelligenza artificiale e cybersicurezza.