
C’è una sottile insidia nel lavoro estivo all’aperto: il colpo di sole arriva lentamente. Non si manifesta con un segnale d’allarme immediato, ma si insinua nel corso delle ore, mentre si lavora concentrati sul cantiere, in campo o lungo la strada.
Dal punto di vista fisiologico, il colpo di sole si verifica quando la testa e la nuca rimangono esposte a lungo ai raggi solari diretti.
Il calore penetra attraverso il cranio e irrita le meningi, le membrane che avvolgono il cervello, provocando una risposta infiammatoria che può essere anche intensa. Non serve un’estate africana: bastano alcune ore di esposizione senza protezione, anche in presenza di vento o con il cielo parzialmente nuvoloso.
In queste giornate di caldo estremo, alcune Regioni stanno adottando delle Ordinanze anti caldo per fermare le attività all’aperto nelle ore più calde.
Attenzione: una brezza fresca può ingannare. Il vento raffredda la pelle ma non protegge dalla radiazione solare che continua a colpire la testa. Chi lavora in movimento, pensando di “non sentire il caldo”, è spesso il più esposto.
Segnali e sintomi da non ignorare
La difficoltà maggiore nel riconoscere un colpo di sole in contesto lavorativo è che i primi sintomi vengono spesso attribuiti alla stanchezza o alla disidratazione. È normale sentirsi un po’ spossati dopo ore al sole, no? Eppure, è proprio questa normalizzazione il pericolo principale.
I segnali d’allerta più frequenti includono:
- Mal di testa pulsante, spesso localizzato nella zona occipitale (la parte posteriore del cranio)
- Testa visibilmente arrossata e calda al tatto
- Rigidità o dolore alla nuca, simile a una tensione muscolare intensa
- Capogiri o sensazione di intontimento, anche a riposo
- Nausea, talvolta accompagnata da vomito
- Stanchezza improvvisa o, in senso opposto, agitazione e irrequietezza
- Nei casi più seri: stato confusionale, difficoltà di concentrazione, perdita temporanea della lucidità
Regola pratica per il cantiere o il campo: se un collega inizia a lamentarsi di “un mal di testa strano” o appare rallentato e disorientato, non aspettate. Intervenite subito.
Spesso chi ha un colpo di sole non si rende conto della gravità della propria condizione.
Colpo di sole, esaurimento da calore, colpo di calore: non è la stessa cosa
Nel linguaggio comune si tende a usare questi termini indifferentemente, ma le differenze contano, soprattutto per capire la gravità della situazione e come intervenire.
| Caratteristica principale | Livello di urgenza | |
| Colpo di sole | Irritazione delle meningi da radiazione solare sulla testa/nuca. Il corpo non si surriscalda in modo generalizzato. | Medio. Intervenire subito, raramente pericoloso di vita |
| Esaurimento da calore | Perdita eccessiva di liquidi e sali minerali tramite sudorazione. Riduzione del volume sanguigno. | Medio-alto. Necessita riposo, liquidi, ombra |
| Colpo di calore | Surriscaldamento dell’intero corpo (>40°C). Sudorazione assente, pelle asciutta. Emergenza medica. | ALTO. Chiamare il 118 immediatamente |
Cosa fare: intervento rapido in 5 passi
L’intervento tempestivo è la chiave. Se voi stessi o un collega mostrate i sintomi descritti, ecco come agire:
- Allontanarsi subito dal sole
Cercate ombra o un ambiente fresco (un edificio, un gazebo, la cabina di un veicolo con aria condizionata). Non aspettate che i sintomi peggiorino.
- Posizione corretta
Fate sedere o adagiare la persona con il busto leggermente rialzato. Allentate colletto, cintura e indumenti stretti per favorire la circolazione.
- Rinfrescare testa e nuca
Applicate panni umidi freschi (non ghiacciati) sulla testa, sulla nuca e sulle tempie. Se disponibile, usate spray d’acqua fresca. Ripetete spesso.
- Reidratare gradualmente
Date acqua fresca a piccoli sorsi, oppure bevande con elettroliti. Evitate alcolici, caffè e bevande zuccherate. Non forzate se la persona è confusa.
- Monitorare e decidere se chiamare i soccorsi
Se i sintomi migliorano in 15-20 minuti con il riposo, non è un’emergenza. Se invece compaiono confusione mentale, vomito persistente, perdita di coscienza o febbre alta: chiamate i soccorsi.
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Prevenzione: le buone abitudini che salvano la giornata
Come spesso accade in materia di sicurezza sul lavoro, prevenire è molto più semplice che intervenire. Alcune misure, banali sulla carta, nella pratica quotidiana vengono sistematicamente trascurate. Eccone le più efficaci:
Protezione fisica
- Indossate sempre un copricapo adeguato: l’ideale è un cappello a tesa larga o, per chi lavora su impalcature o con caschi, un sottocasco traspirante con protezione per la nuca.
- Vestiti chiari e leggeri, preferibilmente in tessuti tecnici traspiranti, riducono l’assorbimento del calore.
- Nelle pause, posizionatevi sempre all’ombra, non basta smettere di lavorare se si resta esposti al sole.
Organizzazione del lavoro
- Evitate le attività più pesanti tra le 11.00 e le 16.00, quando la radiazione solare è al massimo. Programmate i lavori più intensi nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.
- Prevedete pause più frequenti nelle giornate di canicola, anche se il lavoro non è terminato.
- I datori di lavoro sono tenuti a valutare il rischio climatico e ad adeguare le condizioni lavorative: turni ridotti, rotazione delle mansioni, messa a disposizione di acqua fresca e zone d’ombra sono misure concrete e dovute.
Idratazione
La sete è già un segnale di disidratazione in corso. Non aspettatela.
Bevete almeno mezzo litro d’acqua ogni ora di lavoro al sole, preferendo acqua fresca (non ghiacciata) o bevande con elettroliti.
Evitate alcolici, anche la sera precedente una giornata di lavoro in condizioni di canicola.
Per responsabili della sicurezza e RSPP
Il colpo di sole è un rischio lavorativo codificato. Il D.Lgs. 81/2008 impone la valutazione di tutti i rischi, inclusi quelli da agenti fisici come il calore e le radiazioni solari. Verificate che il vostro DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) includa specifiche misure per le giornate di canicola e che i lavoratori siano formati e informati.
La cultura della sicurezza parte dalla consapevolezza
Il colpo di sole non è una questione di “debole di costituzione” o di “non essere abituati al caldo”. È una risposta fisiologica che può colpire chiunque, indipendentemente dall’età o dall’esperienza. Anzi, i lavoratori più esperti sono spesso quelli che abbassano la guardia perché “han sempre fatto così”.
Fare formazione, anche su temi apparentemente semplici come questo, significa costruire quella cultura della sicurezza che riduce davvero gli incidenti e i malori sul lavoro. Perché conoscere i sintomi, avere un cappello in testa e una bottiglietta d’acqua a portata di mano è prevenzione.
























