
Nella logistica della grande distribuzione organizzata, la movimentazione manuale dei carichi resta una delle attività più delicate dal punto di vista ergonomico. La necessità di mantenere la continuità produttiva espone gli operatori a turni intensi, ripetitività dei gesti, pesi elevati che contribuiscono a elevare il rischio muscolo-scheletrico, in particolare a carico della zona lombare.
Anche i dati INAIL che rilevano gli infortuni parlano chiaro: i disturbi alla schiena e alla colonna sono tra le patologie professionali che hanno una maggiore incidenza nel settore.
Per scongiurare problematiche complesse e per rendere il lavoro degli operatori più confortevole si sta facendo avanti una soluzione sempre più apprezzata e utilizzata. Si tratta dell’esoscheletro industriale per il lavoro, che sta assumendo un ruolo molto interessante: non sostituisce l’operatore e non automatizza il processo, ma lo supporta fisicamente durante le attività più impegnative.
Prendiamo ad esame il caso MOV, società italiana attiva nella logistica integrata a supporto della filiera GDO, per dimostrare come questa tecnologia possa essere introdotta in modo concreto anche in contesti complessi come la movimentazione delle carni.
Movimentazione carni: dove nasce il rischio biomeccanico
MOV opera dal 2019 nella logistica integrata, gestendo attività di movimentazione manuale merci, flussi amministrativi di magazzino e progettazione di soluzioni logistiche tradizionali e automatizzate. Tra gli ambiti più critici rientra il settore carni, dove gli operatori movimentano casse dal peso importante all’interno di ambienti a bassa temperatura.
Proprio in questa area l’azienda ha individuato una criticità specifica: il carico lombare a cui erano sottoposti gli addetti alla movimentazione. Nonostante gli investimenti già avviati in formazione sulle posture corrette, protocolli sanitari e programmi annuali di rafforzamento muscolo-scheletrico, la movimentazione manuale delle casse carni continuava a rappresentare un punto sensibile.
Come ha spiegato Davide Gabriellini, Amministratore Delegato di MOV, “l’obiettivo era trovare una soluzione capace di migliorare la sicurezza senza compromettere l’efficienza del processo. Le soluzioni analizzate in precedenza, infatti, si sono rivelate troppo invasive, limitanti nei movimenti o poco compatibili con la continuità operativa richiesta dalla logistica GDO”.
È qui che gli esoscheletri sono diventati una risposta interessante. Oggi, permettono di intervenire sul rischio ergonomico senza modificare radicalmente il flusso di lavoro e senza introdurre strumenti difficili da integrare nella routine degli operatori.
La sperimentazione con Homberger e l’esoscheletro Apex 2
Dopo una fase di analisi tecnica con Homberger, MOV ha avviato una sperimentazione sul campo dell’esoscheletro Apex 2 di HeroWear, dispositivo progettato per offrire supporto lombare nelle attività dinamiche di sollevamento, movimentazione e gestione manuale dei carichi.
Secondo Gianluca Di Mauro, Product Manager Homberger, “l’interesse principale del cliente era rivolto al beneficio concreto per gli operatori impegnati in un’attività critica come la movimentazione delle carni rosse. Per questo è stata avviata una prova estensiva, coinvolgendo numerosi addetti e valutando il comportamento del dispositivo nelle condizioni reali di lavoro”.
Uno degli aspetti decisivi è stato proprio il livello di compatibilità con l’operatività quotidiana. L’esoscheletro Apex 2 può essere attivato o disattivato con un semplice click, consente libertà di movimento ed è indossabile sia sopra che sotto giacconi imbottiti. Questo elemento è particolarmente importante negli ambienti refrigerati, dove abbigliamento tecnico e necessità di movimento devono convivere senza ostacolare l’operatore.
Anche la possibilità di personalizzare taglie e bande elastiche ha inciso positivamente sull’accettazione del dispositivo. Gli esoscheletri, infatti, funzionano davvero solo quando vengono adattati al corpo, alla mansione e al livello di supporto necessario.
Non basta introdurre la tecnologia: serve accompagnarla con test, regolazioni e ascolto degli utilizzatori.
Dalla percezione al dato: meno affaticamento e più sostenibilità della mansione
Il primo risultato emerso dalla sperimentazione è stato la riduzione del carico biomeccanico percepito dagli operatori. Gli addetti coinvolti hanno riportato minore affaticamento a fine turno, maggiore comfort durante la movimentazione e una sensazione di supporto più stabile nella zona lombare.
Il beneficio non si è limitato alla percezione soggettiva. Il percorso ha previsto anche test prolungati, affiancamento tecnico e misurazioni oggettive, utili a valutare la riduzione dei picchi di attivazione muscolare e a validare il dispositivo anche in ottica di valutazione del rischio.
Questo passaggio è centrale per comprendere il valore degli esoscheletri industriali. Nel contesto aziendale, infatti, non è sufficiente che un dispositivo sia percepito come utile: deve dimostrare di poter contribuire in modo misurabile alla riduzione dello stress fisico, alla prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici e alla sostenibilità della mansione nel tempo.
Per MOV, il concetto di sostenibilità passa anche da qui. Come ha sottolineato Gabriellini, “tutelare la salute degli operatori significa rendere le mansioni più sostenibili nel medio-lungo periodo. In una logistica dove le performance dipendono ancora in larga parte dal lavoro manuale, ridurre il carico biomeccanico non è solo una scelta di sicurezza, ma anche una strategia organizzativa”.
Esoscheletri e prevenzione: una tecnologia scalabile per la logistica
L’esperienza di MOV con Homberger conferma che l’introduzione degli esoscheletri industriali non deve essere letta come un semplice investimento tecnologico, ma come parte di una più ampia cultura della prevenzione.
La scelta non è stata imposta agli operatori, ma costruita attraverso una fase progressiva di abitudine, ascolto e verifica sul campo.
Questo approccio è determinante. Gli esoscheletri possono contribuire a ridurre il rischio muscolo-scheletrico, migliorare il comfort operativo e rafforzare la percezione di attenzione verso il personale, ma solo se inseriti correttamente nei processi. Devono essere testati nella mansione reale, regolati sulle esigenze dell’operatore e valutati con criteri tecnici.
Nel caso della movimentazione carni, la tecnologia ha dimostrato di poter convivere con ambienti a bassa temperatura, ritmi produttivi intensi e necessità di libertà nei movimenti. Per questo l’applicazione diventa potenzialmente scalabile anche in attività analoghe di movimentazione manuale.
Il caso di Homberger e MOV mostra quindi una direzione chiara per la logistica GDO: gli esoscheletri non eliminano il lavoro manuale, ma possono renderlo più sicuro, sostenibile e compatibile con le esigenze operative moderne. E dentro un settore dove efficienza e tutela della salute devono procedere insieme, le soluzioni ergonomiche che supportano l’operatore nel lavoro quotidiano rappresentano uno strumento sempre più concreto per prevenire il rischio e migliorare la qualità del lavoro.




























