Barriere antiurto - Tce Magazine

In magazzini, stabilimenti produttivi, aree logistiche e reparti industriali la viabilità interna è uno dei punti più delicati della sicurezza. Persone, carrelli elevatori, transpallet, AGV, impianti e aree di lavoro convivono spesso in spazi limitati, attraversati da flussi continui e non sempre facili da governare.

La sola segnaletica non basta: strisce a pavimento, cartelli e procedure sono indispensabili, ma non sempre sono sufficienti a ridurre il rischio di urti accidentali. Quando un mezzo esce dalla corsia, sbaglia una manovra o perde il controllo anche a bassa velocità, le conseguenze possono essere importanti: danni alle strutture, fermo degli impianti, interruzione delle attività e, soprattutto, rischio per le persone.

Per questo le barriere antiurto industriali stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella progettazione della sicurezza aziendale. Non sono semplici accessori da installare a bordo corsia, ma sistemi di protezione fisica pensati per separare, guidare e proteggere.

Barriere antiurto industriali: cosa sono?

Le barriere antiurto sono dispositivi installati nelle aree operative per assorbire e dissipare l’energia generata da un impatto accidentale. Vengono utilizzate per proteggere percorsi pedonali, scaffalature, macchinari, impianti e zone in cui il passaggio dei mezzi di movimentazione può creare situazioni di rischio.

La loro funzione principale è creare una separazione fisica tra aree diverse: da un lato i mezzi, dall’altro le persone, le strutture o gli elementi sensibili da proteggere.

In una logistica moderna, dove la velocità dei processi e la densità degli spazi sono in continuo aumento, questa separazione diventa decisiva. Una viabilità ben progettata non deve solo indicare dove passare, ma deve anche impedire, per quanto possibile, che un errore di manovra si trasformi in un incidente.

Perché conta la certificazione UNI 11886

Il riferimento alla UNI 11886 è importante perché introduce criteri tecnici per valutare le prestazioni delle protezioni antiurto in ambito industriale. La UNI/TS 11886-1:2022 definisce infatti metodi di prova e criteri per la classificazione energetica e di ingombro operativo delle protezioni, attraverso velocità e massa di prova. La specifica è entrata in vigore il 13 ottobre 2022.

Questo significa che una barriera non dovrebbe essere scelta solo in base alla forma, al materiale o all’altezza, ma in relazione all’energia d’urto che può sopportare e al contesto in cui verrà installata.

La UNI/TR 11886-2:2022 fornisce invece criteri di scelta e indicazioni per la corretta installazione delle protezioni antiurto, sulla base della classificazione definita nella parte 1.

In parole semplici: non basta mettere una barriera, bisogna scegliere quella giusta, nel punto giusto, con caratteristiche coerenti con i mezzi in uso, le velocità, gli spazi di manovra, la presenza di pedoni e la gravità del possibile impatto.

Barriere antiurto e viabilità aziendale: il rischio nasce dall’interferenza

Il tema delle barriere antiurto è strettamente collegato alla gestione della viabilità aziendale. Le aree più critiche sono quelle in cui si incrociano flussi diversi: pedoni e carrelli, mezzi in retromarcia, baie di carico, accessi ai reparti, zone di picking, corridoi tra scaffalature, aree di parcheggio interno e varchi di passaggio.

Il D.Lgs. 81/2008, nell’Allegato IV dedicato ai requisiti dei luoghi di lavoro, richiama la necessità che pavimenti e luoghi destinati al passaggio siano in condizioni tali da rendere sicuro il movimento e il transito di persone e mezzi, e prevede misure per proteggere i lavoratori autorizzati ad accedere alle zone di pericolo.

Le barriere antiurto si inseriscono proprio in questa logica: non sostituiscono la valutazione dei rischi, la formazione degli operatori, la manutenzione dei mezzi o la segnaletica, ma rafforzano il sistema di prevenzione. Sono una protezione collettiva che aiuta a ridurre il rischio residuo quando l’interferenza tra mezzi e persone non può essere eliminata del tutto.

Dove installare le barriere antiurto?

Le applicazioni sono numerose. Le barriere possono essere utilizzate lungo i percorsi pedonali per separare il transito delle persone da quello dei mezzi di movimentazione. Possono proteggere scaffalature e strutture portanti da urti accidentali, oppure mettere in sicurezza macchinari, linee produttive e impianti sensibili.

Sono utili anche nelle zone di carico e scarico, dove il traffico è intenso e le manovre sono frequenti, e nelle aree di parcheggio o sosta dei mezzi. Possono inoltre proteggere pareti, portoni, colonne e punti ciechi del layout industriale.

Le soluzioni modulari antiurto trovano applicazione proprio nei punti più esposti del layout industriale: scaffalature, strutture portanti, aree miste uomo-mezzo, percorsi pedonali, corsie, macchinari, impianti, pareti, zone di carico, scarico e parcheggio.

Una scelta che parte dal DVR

La scelta di una barriera antiurto dovrebbe partire sempre dalla valutazione dei rischi. Occorre analizzare quali mezzi circolano, a quale velocità, con quali carichi, in quali spazi e con quali possibili traiettorie d’impatto. Un conto è proteggere un passaggio pedonale da un transpallet, un altro è mettere in sicurezza una scaffalatura esposta al transito di carrelli elevatori carichi.

Anche la posizione conta. Una barriera installata male può non proteggere il punto realmente critico, può ostacolare la viabilità o può creare nuovi rischi. Per questo la progettazione deve tenere insieme layout, flussi, distanze, ingombri, raggi di sterzata, visibilità e procedure operative.

La sicurezza non nasce dal singolo prodotto, ma dall’integrazione tra analisi del rischio, progettazione della viabilità, formazione, segnaletica, dispositivi di protezione e controllo continuo delle condizioni operative.