Il settore delle costruzioni, uno dei comparti più tradizionali e fino a qualche anno meno digitalizzati, potrebbe essere alla vigilia di una trasformazione profonda. In prima linea tra chi guida questa trasformazione spicca TerraFirma, giovane azienda con sede ad Austin, in Texas, che ha appena annunciato di aver ottenuto un finanziamento da circa 115 milioni di dollari, di cui 100 milioni dal fondo di venture capital Kleiner Perkins.

Alla raccolta hanno partecipato anche realtà come Bain Capital Ventures, Glade Brook Capital Partners, BANNER VC, Saga Ventures, Trust Ventures, Definition, PEAK6, Magnetar Capital e Ravelin Capital, oltre a un nutrito gruppo di investitori individuali provenienti da aziende come SpaceX, Anduril, Base Power, Shinkei e Hadrian. Una composizione dell’azionariato che racconta molto delle ambizioni dell’azienda: non semplicemente digitalizzare l’edilizia, ma applicarle una filosofia ingegneristica mutuata dal mondo aerospaziale e della difesa.

Chi è TerraFirma

Fondata nel 2024, TerraFirma è opera di Noah Schochet e Noah McGuinness, entrambi ex ingegneri di SpaceX che si sono conosciuti a Princeton prima di lavorare su programmi come Starlink, Starshield e Starship. Circa metà del team tecnico dell’azienda proviene da esperienze in SpaceX, Tesla o Boring Company: un DNA ingegneristico che l’azienda rivendica apertamente come proprio tratto distintivo.

La società si definisce un’impresa di costruzioni “tech-enabled” e verticalmente integrata, inizialmente concentrata sui lavori di movimento terra e sulle operazioni di cantiere. La sua missione dichiarata è chiara fin dalla home page del sito aziendale: sbloccare i colli di bottiglia del settore edile attraverso software, miglioramenti operativi e robotica, in un momento storico in cui le infrastrutture fisiche risultano troppo lente, costose e pericolose da realizzare.

La piattaforma: tre pilastri integrati

Il cuore dell’offerta di TerraFirma si articola su 3 componenti che lavorano in sinergia:

  1. Un software di pre-costruzione basato su intelligenza artificiale, pensato per gestire l’intero processo che precede l’avvio dei lavori: dalla formulazione delle offerte alla pianificazione, fino alla simulazione dell’intero flusso operativo prima ancora che il primo mezzo entri in cantiere.
  2. Un centro di comando e controllo remoto, da cui coordinare in tempo reale le operazioni dinamiche di cantiere.
  3. Una flotta di macchinari pesanti — escavatori, dozer, pale gommate, rulli compattatori e mini pale — modificati per essere pilotati a distanza da equipaggi ridotti ma altamente specializzati.

Concretamente, questo significa che gli operatori non siedono più nella cabina del mezzo, ma lo manovrano da remoto tramite joystick o, in alcuni casi, con controller simili a quelli delle console da gioco. Un algoritmo di prevenzione delle collisioni sorveglia costantemente l’operatività dei mezzi telecomandati, riducendo il rischio di incidenti sul campo.

È importante sottolineare, tuttavia, che l’obiettivo dichiarato dall’azienda non è l’automazione integrale del cantiere. Il CTO Noah McGuinness ha chiarito che la vera sfida non consiste nell’eliminare l’intervento umano, ma nell’innovare congiuntamente processi operativi e tecnologia lungo l’intera filiera, con l’autonomia intesa come uno strumento – non come sostituto – dell’ecosistema costruttivo.

Numeri e primi risultati sul campo

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, la possibilità di coordinare intere flotte di macchinari da uno schermo, invece di operare un singolo mezzo dalla cabina, può rendere ciascun operatore fino al 300% più produttivo. Un salto di efficienza che TerraFirma non presenta come teoria, ma come pratica già testata: la società ha infatti eseguito diversi progetti commerciali reali, tra cui i lavori di preparazione del terreno e livellamento per un punto vendita Starbucks a North Austin, la realizzazione di uno stadio sportivo a Spicewood e una sottostazione elettrica a New Braunfels, funzionale alla distribuzione energetica per le abitazioni della zona.

TerraFirma collabora anche con il governo statunitense su progetti internazionali di infrastrutture e logistica, spesso in contesti operativi particolarmente complessi. L’azienda ha inoltre offerto il proprio supporto tecnico a iniziative benefiche, come la costruzione di piazzole edificabili per un centro di ritiro dedicato a pazienti oncologici e alle loro famiglie, promosso dalla Zachary Cole Foundation.

Il contesto: un settore fermo da sessant’anni

Dietro la scommessa imprenditoriale di TerraFirma c’è un dato che l’azienda cita spesso per giustificare la propria missione: dal 1965 la produttività del lavoro nel settore edile statunitense sarebbe calata a un ritmo medio dello 0,6% l’anno, mentre l’economia nel suo complesso è cresciuta di circa l’1,6% annuo nello stesso periodo. Un divario che si è tradotto in cantieri più lenti, costi più elevati e, secondo l’azienda, condizioni di lavoro più rischiose per gli operatori.

Il CEO Noah Schochet ha inquadrato il problema in termini quasi filosofici, sostenendo che le costruzioni rappresentano la base su cui si fonda tutto il resto, e che il settore starebbe arretrando da cinquant’anni. Secondo lui non esiste alcuna ragione di principio per cui l’edilizia non possa diventare dieci volte più veloce, economica e sicura.

Dove verranno investiti i fondi

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, il capitale raccolto servirà principalmente a tre scopi:

  • rafforzare i team di ingegneria, produzione e operazioni;
  • ampliare l’organico dedicato ai cantieri e alle attività costruttive sul campo;
  • proseguire lo sviluppo dei sistemi di macchinari semi-autonomi che costituiscono il cuore tecnologico della piattaforma.

Josh Coyne, partner di Kleiner Perkins, ha sottolineato che l’azienda avrebbe già dimostrato una trazione commerciale concreta, assicurandosi contratti sia governativi sia privati e validando il proprio modello di business su scala reale.

Oltre la Terra: l’ambizione marziana

Non è un dettaglio marginale il fatto che due dei fondatori arrivino direttamente dai programmi spaziali di SpaceX. TerraFirma non nasconde una visione che va ben oltre i cantieri terrestri: l’azienda dichiara apertamente l’obiettivo, nel lungo periodo, di diventare la più grande impresa di costruzioni del sistema solare, e considera le tecnologie sviluppate oggi per risolvere problemi concreti sulla Terra come direttamente riutilizzabili per future missioni di costruzione sulla Luna e su Marte.

Un’ambizione che si inserisce in un momento di generale euforia per l’economia spaziale, alimentata anche dalla recentissima quotazione in borsa di SpaceX e dai piani della NASA per l’insediamento di una base lunare permanente. In questo scenario, TerraFirma si posiziona come parte di una più ampia costellazione di startup nate da ex dipendenti SpaceX, insieme a realtà come il produttore di armi ipersoniche Castelion e Relativity Space.

Per il momento, però, i piedi restano saldamente per terra. Come ha ricordato lo stesso Schochet, l’obiettivo immediato è dimostrare la validità della tecnologia qui sulla Terra, costruendo un’attività solida attorno ai motori economici che oggi muovono davvero il mondo, prima di guardare a un’economia spaziale che, per ora, esiste ancora solo sulla carta.

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