
L’abbigliamento da lavoro ad alta visibilità è un presidio di sicurezza fondamentale nei contesti operativi dove convivono pedoni e mezzi in movimento. Magazzini con carrelli elevatori, piazzali di distribuzione, aree di carico e scarico… sono infatti tutti scenari tipici di incedenti da investimento.
Insieme ad altri strumenti (come le telecamere, i rallentatori, i tag, le luci, i cicalini…) anche l’abbigliamento ad alta visibilità ha in suo ruolo nel contrastare la scarsa visibilità, uno dei problemi più critici in magazzino. La coesistenza tra uomini e macchine in spazi condivisi è infatti la principale fonte di infortuni gravi nel settore logistico, e la visibilità dell’operatore è la prima misura di prevenzione che si può adottare.
Analizziamo la normativa vigente, le classi di protezione e i criteri per scegliere il corretto abbigliamento ad alta visibilità in funzione del contesto operativo specifico.
Il quadro normativo di riferimento per l’abbigliamento da lavoro ad alta visibilità
Laddove esista una coesistenza di mezzi e persone in movimento, per ridurre il rischio infortunistico di investimento deve essere massimizzata la visibilità dei lavoratori.
La valutazione dei rischi deve individuare le possibili interferenze uomini-mezzi e deve fornire indicazioni operative per l’adozione di indumenti di segnalazione ad alta visibilità conformi alla norma UNI EN ISO 20471:2017 ‘Indumenti ad alta visibilità – Metodi di prova e requisiti’.
La norma UNI EN ISO 20471:2017 specifica i requisiti degli indumenti ad alta visibilità in grado di segnalare visivamente la presenza del lavoratore, visto dagli operatori di veicoli o di altri dispositivi meccanizzati in qualsiasi condizione di luce.
Le prossime revisioni della normativa potrebbero introdurre alcune novità in merito alla durabilità delle proprietà ottiche nel tempo (soprattutto dopo lavaggi ripetuti), anche grazie alle nuove tecnologie dei materiali rifrangenti. Potrebbero anche essere rivisti i requisiti per la Classe 3 di protezione.
Le 3 classi di protezione: come scegliere quella giusta
La norma UNI EN ISO 20471:2017 suddivide in 3 classi di protezione l’abbigliamento ad alta visibilità, definendo per ciascuna le percentuali di tessuto fluorescente e/o retroriflettente che il lavoratore deve indossare, nonché le disposizioni sulla composizione, sull’utilizzo e la manutenzione dei capi.
Più è alto il rischio e più alta sarà la classe degli indumenti da indossare.
- Classe 1 — rischio ridotto: prevede la superficie minima di materiale fluorescente e rifrangente. Adatta a contesti con bassa intensità di traffico interno e buone condizioni di illuminazione.
- Classe 2 — uso generale in logistica: la più diffusa nei magazzini italiani. Richiede una superficie fluorescente di almeno 0,50 m² e una superficie rifrangente di almeno 0,13 m². È il riferimento per la maggior parte degli operatori che lavorano in aree con carrelli elevatori.
- Classe 3 — protezione massima: quella che fornisce il livello più elevato di alta visibilità e può essere ottenuta con abbigliamento direttamente di classe 3, oppure combinando capi di classi più basse in modo che la percentuale di materiali fluorescenti e/o retroriflettenti distribuiti sul corpo sia maggiore. È obbligatoria per i lavoratori su autostrade, strade extraurbane principali e secondarie.
Quando scatta l’obbligo in magazzino: la valutazione dei rischi
L’obbligo di utilizzo dell’abbigliamento ad alta visibilità in un contesto logistico o di magazzino deve partire dalla valutazione dei rischi prevista dal D.Lgs. 81/2008. Il datore di lavoro è tenuto a identificare le aree e le situazioni in cui la visibilità ridotta degli operatori costituisce un rischio per l’incolumità.
Il gilet o giubbotto ad alta visibilità è essenziale per ridurre il rischio di investimento in aree trafficate da mezzi. Aumenta la sicurezza soprattutto in spazi condivisi tra uomini e macchine. La norma di riferimento è EN ISO 20471 e il suo utilizzo è raccomandato sempre in magazzini con flusso di carrelli e in tutte le operazioni all’aperto.
Le situazioni tipicamente soggette all’obbligo in ambito logistico comprendono:
- operazioni in piazzale durante le ore notturne o in condizioni di scarsa illuminazione;
- movimentazione in corsie di magazzino percorse da carrelli elevatori;
- operazioni di carico/scarico su banchine trafficate;
- attività su sedimi ferroviari privati o aree portuali.
Tipologie di indumenti: giubbotti, giacche e tute
Giubbotti e pettorine
Il giubbotto ad alta visibilità classe 2 è la soluzione più diffusa nei magazzini italiani. Leggero, facilmente indossabile sopra gli abiti, è indicato per contesti con temperatura controllata.
Le pettorine sono una variante ancora più essenziale, adatta a utilizzi temporanei o per i visitatori degli impianti logistici.
Giacche e parka ad alta visibilità
Per gli operatori esposti alle intemperie (conducenti di muletti che operano su piazzali, autisti che effettuano operazioni di scarico) la giacca ad alta visibilità con imbottitura termica è la scelta corretta. I modelli di qualità professionale combinano la conformità EN ISO 20471 classe 2 o 3 con caratteristiche funzionali come le maniche staccabili, le tasche porta-documenti e i sistemi di ventilazione.
Tute intere
Negli indumenti di terza classe rientrano quelli composti dalla maggior quantità di materiale e che ricoprono maggiormente il corpo del lavoratore. Sono capi idonei per lavori effettuati nelle ore diurne, al crepuscolo e nelle ore notturne, sia in ambienti chiusi (come le gallerie) che su autostrade e strade urbane. Si tratta di tute, salopette e giacche lunghe.
Degradazione nel tempo: l’impatto dei lavaggi sulle proprietà ottiche
Secondo la normativa, il numero di lavaggi supportati da strisce riflettenti e tessuto fluorescente deve essere indicato dal produttore. I materiali fluorescenti e le bande rifrangenti perdono progressivamente efficacia con i cicli di lavaggio e l’esposizione ai raggi UV.
Per le aziende logistiche con grandi flotte di operatori, questo ha un impatto significativo sulla politica di gestione del workwear. È consigliabile stabilire un protocollo di sostituzione programmata degli indumenti ad alta visibilità basato sul numero di lavaggi effettuati, indipendentemente dall’aspetto visivo del capo.
Come verificare la conformità: marcatura CE e documentazione
Ogni indumento ad alta visibilità venduto come DPI deve portare obbligatoriamente la marcatura CE seguita dal numero identificativo dell’organismo notificato che ha condotto l’esame del tipo. Il responsabile acquisti è tenuto a richiedere al fornitore la Dichiarazione di Conformità UE e il certificato di esame del tipo. Attenzione ai prodotti che presentano solo materiale fluorescente giallo senza documentazione: la presenza del colore non equivale automaticamente alla conformità.























