cleaning nelle RSA - TCE Magazine

Il cleaning nelle RSA è fondamentale per il pericolo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) che mettono quotidianamente alla prova la sanità e l’assistenza sociosanitaria italiana. Le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) sono tra gli ambienti più esposti.
A luglio 2026 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha presentato i risultati finali del progetto CCM “La tutela della salute nelle strutture residenziali sociosanitarie”, un lavoro biennale che ha coinvolto cinque Regioni, cinque università e l’ISS stesso, con l’obiettivo di fotografare il fenomeno e fornire a operatori e strutture strumenti concreti di prevenzione.

Per chi lavora nel cleaning sanitario, i dati presentati definiscono il perimetro operativo, i protocolli attesi e, sempre più spesso, i requisiti di accreditamento delle strutture con cui si lavora.

I nuovi dati ISS: quanto pesano le ICA nelle RSA italiane

L’indagine HALT (Healthcare-associated infections and Antimicrobial use in Long-Term care facilities), giunta alla quarta edizione, è stata condotta nel 2024 su un campione di 470 strutture e 31.670 residenti in tutta Italia. Il giorno dell’indagine, il 2,6% dei residenti presentava almeno una ICA, un dato in calo rispetto alla rilevazione del 2017. Le infezioni più frequenti erano quelle urinarie (37,8%) e respiratorie (33,3%). Non meno rilevante il capitolo dell’antibiotico-resistenza: il 46,2% dei microrganismi monitorati risultava resistente ad almeno una classe di antibiotici, mentre il 2,9% dei residenti era in trattamento con antimicrobici, prevalentemente penicilline, cefalosporine e fluorochinoloni.

Fonte: ISS, “Nelle Rsa migliaia di infezioni correlate all’assistenza, una ‘cassetta degli attrezzi’ per prevenirle”, Ufficio Stampa, 9 luglio 2026

Come ha sottolineato Silvio Brusaferro, che ha coordinato lo studio per l’Università di Udine, uno dei nodi principali resta la frammentazione del settore: sotto la sigla “RSA” convivono realtà molto diverse per dimensioni e intensità di cura, il che rende difficile applicare standard omogenei, anche per chi fornisce servizi di pulizia e sanificazione su scala nazionale.

A pesare sul rischio infettivo non sono solo i fattori clinici individuali, ma anche elementi organizzativi tipici delle RSA: la vita di comunità, la degenza prolungata, il turnover del personale, l’uso diffuso di dispositivi invasivi. Ad essere un fattore di rischio è anche il continuo trasferimento di pazienti tra ospedali e strutture di lungodegenza, che favorisce la circolazione dei patogeni.

Su questi fattori un protocollo di sanificazione ambientale ben progettato può incidere direttamente.

Il cleaning come presidio di prevenzione

La letteratura scientifica indica che l’implementazione sistematica di misure di Infection Prevention and Control (IPC) può ridurre l’incidenza delle ICA fino al 50%. La gestione ambientale (quindi la pulizia, la sanificazione e la disinfezione delle superfici) è parte integrante di queste misure, insieme alla gestione dei dispositivi invasivi, alla sorveglianza degli outbreak e alla formazione continua del personale.

Questo significa che gli operatori del cleaning nelle RSA sono a tutti gli effetti attori della prevenzione, con un contatto quotidiano diretto sugli ambienti più critici della struttura.

Come si organizza il cleaning sanitario: i tre livelli di rischio

In ambito sanitario e sociosanitario non esiste un protocollo unico valido per tutti gli ambienti. Il D.M. 274/1997 distingue tre livelli di intervento — sanificazione, disinfezione e sterilizzazione — che richiedono prodotti, attrezzature e formazione differenziati:

  • Aree a basso rischio (uffici, corridoi, sale d’attesa): igienizzazione sistematica con prodotti virucidi e batteriostatici a bassa aggressività
  • Aree a rischio intermedio (reparti di degenza, ambulatori): sanificazione con prodotti PMC (Presidi Medico Chirurgici) registrati al Ministero della Salute, con attenzione particolare alle superfici di contatto frequente — letti, maniglie, strumenti
  • Aree ad alto rischio (sale operatorie, terapia intensiva): sterilizzazione con prodotti virucidi e battericidi certificati, tecnologie avanzate come nebulizzatori e sistemi UV-C, e registrazione puntuale delle superfici trattate

Il quadro normativo: dall’accreditamento agli obblighi europei

Le RSA devono avere un piano di gestione del rischio infettivo e di prevenzione. Per le imprese di cleaning, questo significa poter documentare protocolli, prodotti utilizzati e frequenza degli interventi in modo tracciabile.

A livello europeo, l’ECDC ha stimato che il 3,1% dei residenti nelle RSA europee aveva almeno un’infezione nel periodo 2023-2024, con lacune importanti: una struttura su cinque non dispone di personale formato in controllo delle infezioni. Nel marzo 2025, inoltre, l’OMS ha pubblicato il nuovo Global Action Plan on Infection Prevention and Control 2024-2030, che estende il focus IPC dagli ospedali all’intero continuum assistenziale, RSA incluse, con un accento specifico sui servizi WASH (Water, Sanitation and Hygiene).

La “cassetta degli attrezzi” ISS: manuale, corsi e piattaforma digitale

Il progetto CCM ha voluto fornire strumenti operativi concreti, pensati per essere usati ogni giorno da chi lavora nelle strutture.

  • Un manuale per gli operatori, che copre sicurezza e protezione individuale, gestione dei dispositivi invasivi, gestione ambientale e degli impianti, sorveglianza degli outbreak e formazione del personale
  • Due corsi di formazione a distanza (FAD), uno per i risk manager e uno per gli operatori sanitari e socio-sanitari, seguiti finora da oltre 10.000 professionisti
  • Una piattaforma digitale, pensata per semplificare l’accesso ai contenuti e fornire supporto operativo aggiornato al personale delle RSA

Il manuale nasce dall’esigenza di colmare la carenza di linee guida specifiche per il setting RSA, offrendo a tutti gli operatori (sanitari, assistenziali, gestionali e direzionali) un riferimento comune basato sulle evidenze scientifiche.

Cosa cambia in pratica per le imprese di cleaning nel comparto RSA

I dati e gli strumenti presentati dal progetto CCM indicano una direzione chiara per chi opera nel settore:

  • Formazione differenziata per livello di rischio, non generica, e documentata ai fini dell’accreditamento della struttura cliente
  • Tracciabilità degli interventi: registrazione delle superfici trattate, dei prodotti utilizzati e della frequenza, in linea con i requisiti normativi
  • Aggiornamento continuo su prodotti PMC, tecnologie di sanificazione avanzata (UV-C, nebulizzazione) e linee guida IPC nazionali e internazionali
  • Collaborazione stretta con le direzioni sanitarie, che devono poter dimostrare — non solo dichiarare — l’adozione di piani di gestione del rischio infettivo

Domande frequenti sul cleaning nelle RSA

Cos’è un’ICA e perché riguarda anche il cleaning?

Un’Infezione Correlata all’Assistenza (ICA) è un’infezione contratta durante il periodo di assistenza in una struttura sanitaria o sociosanitaria, non presente né in incubazione al momento dell’ingresso. Le superfici e gli ambienti non adeguatamente trattati sono tra i veicoli di trasmissione: per questo la sanificazione ambientale è considerata, da ISS, ECDC e OMS, parte integrante delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC).

Quanti residenti delle RSA italiane hanno un’ICA, secondo i dati più recenti?

Secondo l’indagine HALT dell’ISS, condotta nel 2024 su 470 strutture e 31.670 residenti, il 2,6% dei residenti presentava almeno una ICA il giorno dell’indagine, con infezioni urinarie e respiratorie come le più frequenti.

Quali livelli di pulizia esistono in una struttura sanitaria o RSA?

Il D.M. 274/1997 distingue tre livelli: igienizzazione per le aree a basso rischio (uffici, corridoi), sanificazione con prodotti PMC per le aree a rischio intermedio (reparti, ambulatori) e sterilizzazione per le aree ad alto rischio (sale operatorie, terapia intensiva).

Il piano di prevenzione delle ICA è obbligatorio per l’accreditamento delle RSA?

Sì. Dal D.lgs. 29/2024 e dall’Intesa Stato-Regioni di aprile 2025, la capacità di adottare un piano di gestione del rischio infettivo e prevenzione delle ICA è un requisito diretto per l’accreditamento delle RSA in Italia.