cleaning nella PA - TCE Magazine

Quando si parla di cleaning nella PA non vince più l’offerta più bassa. Vince chi riesce a dimostrare sostenibilità ambientale certificata (CAM), garanzie occupazionali solide (clausole sociali), capacità digitale (piattaforme telematiche) e valore tecnico misurabile.

La valutazione dei fornitori nel settore dalla PA si fonda infatti su 3 pilastri:

  • sostenibilità ambientale;
  • tutela dei lavoratori;
  • misurabilità dei risultati.

Questo comporta implicazioni operative vere che partono fin dalla preparazione dell’offerta tecnica.

Sostenibilità ambientale: i CAM

I Nuovi CAM (Criteri Ambientali Minimi) per i servizi di pulizia e sanificazione, adottati dal Ministero dell’Ambiente, rivedono i criteri degli anni passati introducendo novità sia sul piano ambientale e della salute, sia su quello dell’occupazione green per l’intera PA.

I CAM impongono vincoli precisi sui prodotti e la loro applicazione non è più discrezionale. Le stazioni appaltanti sono tenute a inserire nella documentazione di gara almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali previste dai CAM, e i criteri premianti concorrono alla definizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
In pratica, un’offerta tecnica che non documenti in modo puntuale la conformità ai CAM (schede prodotto, certificazioni Ecolabel, piani di razionalizzazione dei consumi) parte già svantaggiata in fase di valutazione qualitativa.

Approfondimenti:

Clausole sociali: la continuità occupazionale come criterio di gara

Le clausole sociali sono lo strumento con cui si tutela il personale nei cambi di appalto, settore in cui il costo del lavoro è determinante. Si applicano ai contratti ad alta intensità di manodopera, cioè quelli in cui il costo della manodopera è almeno il 50% dell’importo totale, e promuovono la stabilità occupazionale prevedendo l’applicazione dei contratti collettivi di settore da parte dell’aggiudicatario.

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Digitalizzazione e rendicontazione

Il ciclo degli appalti e dei contratti pubblici è digitalizzato. La capacità di un operatore economico di dialogare correttamente con le piattaforme di caricamento documentale, l’accesso SPID, l’interoperabilità dei dati… sono tutti elementi richiesti nelle gara. Per questo è necessario avere dimestichezza con le nuove tecnologie e la digitalizzazione.

Ma la digitalizzazione dell’appalto non riguarda solo la fase di gara, riguarda anche la fase di esecuzione, dove la vera discriminante è la capacità di misurare e rendicontare il lavoro svolto, non solo di descriverlo. La tecnologia disponibile oggi per il settore consente di trasformare l’attività di pulizia da servizio “a fiducia” a servizio “a dati”.
Sensori intelligenti installati in bagni e aree comuni, ad esempio, forniscono dati in tempo reale su affluenza e utilizzo degli spazi, permettendo ai facility manager di ottimizzare gli interventi e di dimostrare, numeri alla mano, dove e quando è stato effettivamente svolto il servizio.

Allo stesso modo, i sistemi di Equipment Management e Data Management oggi offerti dai principali produttori di macchine per la pulizia professionale permettono il monitoraggio in tempo reale delle attività e delle risorse impiegate, rendendo la qualità del servizio tracciabile, verificabile e orientata alla redditività.

Approfondimenti:

Le implicazioni operative

Preparare un’offerta tecnica competitiva nel 2026 significa quindi lavorare su tre fronti contemporaneamente fin dalla fase di progettazione della gara:

  • documentare la conformità CAM con schede tecniche, certificazioni e procedure corrette;
  • strutturare il piano di assorbimento del personale uscente in modo coerente con l’organizzazione aziendale, per evitare sia l’esclusione sia il contenzioso;
  • presidiare l’infrastruttura digitale come requisito organizzativo, non come semplice adempimento IT.

Chi integra questi tre elementi nell’offerta parte con un vantaggio competitivo reale nella valutazione qualitativa, che nel cleaning pesa sempre di più rispetto al solo prezzo.