
Il giorno X è quasi arrivato. Dal 9 dicembre 2026 la maggior parte delle batterie esauste, e dei materiali che derivano dal loro trattamento, sarà classificata come rifiuto pericoloso. Lo stabilisce la Decisione delegata (UE) 2025/934 della Commissione del 5 marzo 2025, che aggiorna l’elenco europeo dei rifiuti (EER). Postilla importante per chi consulta il testo originale dell’atto UE: l’articolo 2 indica il 9 novembre 2026 come data di applicazione del nuovo elenco; una rettifica pubblicata ad agosto 2025 l’ha posticipata di esattamente un mese.
Ma andiamo al dunque. Nel nuovo capitolo 16 06 dell’elenco il numero delle classificazioni aumenta da 6 a 34 voci, e in quasi tutti i casi i codici sono contrassegnati dall’asterisco che indica la pericolosità. Tra i pericolosi rientrano anche i rifiuti di batterie al litio (16 06 07*), al nichel (16 06 08*), allo zinco (16 06 09*), alcaline (16 06 04*) e misti (16 06 13*). Nasce inoltre il paragrafo 19 14, dedicato alle frazioni intermedie del trattamento termico e meccanico di rifiuti di batterie e di fabbricazione delle batterie: la black mass da batterie al litio ricade nel 19 14 02*. Diventano pericolose anche le scorie del riciclaggio contenenti sostanze pericolose, come il 10 08 21* per il litio, mentre per le batterie al litio da raccolta differenziata urbana arriva il nuovo codice 20 01 43*.
Una scelta che pesa
Per chi utilizza carrelli elevatori, transpallet e altre macchine per la trazione industriale, la scelta di chi ritira le batterie esauste diventa ancora più delicata. “Affidare una batteria esausta a un operatore di cui non si conosce la filiera a valle non è mai stata una scelta corretta”, osserva Marco Ferracin di SAFE-Hub delle Economie Circolari. “Dal 9 dicembre, sul piano legale, lo sarà ancora meno”.
Il quadro sanzionatorio è severo. In seguito al cosiddetto “Decreto Terra dei Fuochi” del 2025, la gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi è punita con la reclusione da uno a cinque anni; le spedizioni illegali di rifiuti, invece, punite in generale con la reclusione da uno a cinque anni, comportano un aumento di pena quando i rifiuti sono pericolosi.
La responsabilità di chi genera il rifiuto, inoltre, non si esaurisce con la consegna a un trasportatore, anche se autorizzato: per esserne sollevato, il produttore deve ricevere entro tre mesi il formulario controfirmato e datato dal destinatario; in caso contrario, deve segnalarne la mancata ricezione alle autorità competenti. “Piccole irregolarità nella compilazione di formulari e registri o nelle procedure di comunicazione, che in una filiera pulita non avrebbero conseguenze penali di rilievo, possono assumere un peso ben diverso se a valle vengono scoperti dei reati”, avverte Ferracin.
“La prima domanda che ogni responsabile aziendale della gestione dei rifiuti dovrebbe porsi è dove finisce la batteria”, prosegue il manager della circolarità. “Chiamare il consorzio Ecopower è la forma più semplice per risolvere il problema, perché il percorso del rifiuto è perfettamente tracciato, visibile e rendicontato. Non ci sono lacune informative, né ritardi nel riportare le destinazioni”.
La filiera di Ecopower si regge su più livelli di verifica. Gli impianti e i trasportatori partner vengono selezionati attraverso audit documentali, ispezioni di campo e approfondite analisi reputazionali che guardano agli assetti societari e ai precedenti. Ogni conferimento è tracciato dal ritiro fino all’impianto di recupero, e i controlli proseguono anche dopo la qualifica. “Per noi un’autorizzazione in regola non rappresenta una garanzia sulla filiera, è solo un punto di partenza”, spiega Ferracin. “Andiamo a vedere come lavora un impianto, chi c’è dietro e dove manda i propri scarti. Ogni singolo trasporto viene esaminato. È così che si evitano le deviazioni del flusso”.
Il nodo degli incendi
C’è poi il rischio incendio delle batterie al litio, la cui responsabilità oggettiva ricade spesso sul generatore del rifiuto. Anche gli impianti di trattamento che applicano in modo pedissequo regole e procedure di sicurezza subiscono roghi. Difatti una cella lesionata all’origine può innescare una reazione che si manifesta giorni dopo, quando la batteria è già in impianto. Quando le batterie esauste sono prodotte dalle aziende che le usano in carrelli elevatori o altre macchine, il fatale danneggiamento può avvenire a causa di sviste nelle fasi di movimentazione e deposito preliminare del rifiuto.
Per prevenire questi problemi Ecopower fornisce ai propri partner la Guida Litex, aggiornata ad autunno 2025, con istruzioni chiare su come gestire non solo le batterie agli ioni di litio ma anche quelle al sodio ionico.
Ma da settembre 2026 è offerta anche una garanzia in più: SEVAL, anello chiave della filiera Ecopower, ha inaugurato una nuova linea di trattamento delle batterie al litio a Colico, in provincia di Lecco, e ne avvierà a breve una seconda a Balvano, in provincia di Potenza. “Per prevenire gli incendi abbiamo messo in opera un processo che, tra le altre cose, prevede la scarica profonda delle batterie”, riferisce il Direttore commerciale Alessandro Danesi. “Quando le batterie sono scariche non sono più un pericolo critico per la nascita di incendi”.
“Il processo non è semplice”, spiega Danesi, “Le batterie attualmente prodotte dall’industria sono protette da un BMS che impedisce la scarica totale per preservare l’integrità elettrica della batteria. Occorre quindi smontare queste batterie per agganciare i poli alla scarica, e le batterie possono avere anche 800V di tensione e potenze importanti. Tutti gli operatori di questo reparto e i responsabili dell’impianto sono formati e patentati per i lavori in alta tensione”.
Il doppio effetto sull’export
La riclassificazione ha effetti anche oltre confine. Il regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti vieta di esportare rifiuti pericolosi verso i Paesi che non aderiscono all’OCSE, tra cui la Cina. Dal 9 dicembre batterie esauste non trattate e black mass rientreranno nel divieto. La Commissione Europea ha apertamente dichiarato che la ragione principale della riclassificazione delle batterie esauste e derivati è trattenere il più possibile all’interno dei confini comunitari i minerali e le materie critiche e strategiche.
“La riclassificazione delle batterie esauste tali e quali è una buona notizia perché inibirà la scellerata abitudine di alcuni operatori di applicare classificazioni border line a questi materiali per avviarli ad impianti extraeuropei dove si recupera solo ciò che ha valore di mercato e lo scarto del trattamento viene smaltito in modo selvaggio e con costo vicino allo zero”, afferma Ferracin. “Allo stesso tempo, la necessità di trattenere le batterie in area comunitaria favorirà lo sviluppo della nostra capacità di trattamento primario”.
La cattiva notizia riguarda la black mass, ossia il materiale ottenuto dalla triturazione delle batterie: “L’Europa non è ancora in grado di trattarla per estrarne i minerali di cui è ricca. Il rischio è che gli impianti che la producono siano costretti a svenderla a impianti non efficienti, lavorando in perdita strutturale. Una perdita che finirebbe per ricadere sui produttori, che in base ai regimi di responsabilità estesa sono tenuti a coprire i passivi della filiera; i produttori, a loro volta, dovranno recuperare il denaro aumentando il prezzo delle batterie che immettono sul mercato. Per ora la via più giusta e praticabile sarebbe avviare la black mass agli impianti asiatici più affidabili, costruendo in parallelo, e senza troppe forzature, la capacità impiantistica comunitaria”.
Danesi descrive il panorama produttivo e l’abissale differenza con la Cina. “Formalmente la capacità europea di pretrattamento delle batterie al litio è di circa 10 volte inferiore a quella cinese, in parte spiegabile con la differenza demografica; se parliamo di lavorazione della black mass, la capacità europea è 90 volte inferiore. Ma chi lavora nel settore sa bene che, nella realtà, gli impianti europei di cui viene dichiarata la capacità non funzionano a regime. Quindi il vero divario è ancora più ampio di quello dichiarato. Va da sé che l’enorme differenza di scala con la Cina si riflette nel livello di avanzamento ed efficienza dei processi. In questa fase iniziale del mercato, bloccare l’esportazione della black mass è la tipica soluzione semplicistica a un problema complesso”.
Secondo il Direttore commerciale di SEVAL, per promuovere l’autonomia strategica dell’Europa su minerali e materie critiche occorre agire su due binari: “L’Europa dovrebbe smettere di iper-regolare un mercato nascente che ha bisogno di flessibilità per farsi le ossa. In parallelo, servirebbe un programma pluriennale europeo di sovvenzioni in conto esercizio per chi avvia impianti di raffinazione”.






















