La qualità degli appalti pubblici non dipende esclusivamente dalla competitività delle imprese partecipanti. Il vero ago della bilancia risiede nella capacità della Pubblica Amministrazione (PA) di acquistare in modo strategico: definire correttamente i fabbisogni, redigere capitolati tecnici su misura e, soprattutto, valutare le offerte superando la logica del prezzo minimo. Per la filiera del cleaning professionale — che comprende macchine, prodotti chimici, sistemi di sanificazione e servizi — questo tema è cruciale. Non parliamo di semplici forniture, ma di soluzioni tecniche che impattano direttamente su igiene, sicurezza, sostenibilità e continuità operativa degli spazi collettivi.

Il report ASSORUP: l’Europa a due velocità

Il report Professionalisation of Public Procurement in Europe (che puoi scaricare da questo link), promosso da ASSORUP (Associazione italiana dei Responsabili Unici del Procedimento), scatta una fotografia chiara del contesto europeo. Su 32 Paesi analizzati, emerge un divario profondo: in Europa non esiste ancora un modello uniforme di riconoscimento e formazione dei public buyer. Solo in un terzo degli Stati membri il buyer pubblico è una figura professionalmente riconosciuta, mentre in molti altri le responsabilità sono frammentate, con il rischio di compromettere l’intero ciclo di gara. La certificazione obbligatoria è ancora un’eccezione, presente solo nel 19% dei Paesi.

L’Italia alla guida del cambiamento

In questo scenario, l’Italia si distingue come uno dei Paesi più strutturati. Grazie al Codice dei contratti pubblici (D.Lgs 36/2023), il nostro sistema ha introdotto la formazione continua obbligatoria e un rigoroso protocollo di qualificazione delle stazioni appaltanti gestito dall’ANAC. Per le imprese della filiera, si tratta di una notizia incoraggiante: la committenza pubblica italiana si sta muovendo con decisione verso un modello in cui la competenza tecnica e la capacità di valutazione pesano quanto — o più — del prezzo.

Perché la professionalizzazione premia il cleaning

Un buyer pubblico formato è in grado di leggere oltre il costo unitario. Di fronte a una tecnologia di sanificazione o a un sistema professionale in microfibra, un professionista competente analizza l’efficacia documentata, i consumi, la durata, i costi di manutenzione e l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita. Questo approccio protegge le imprese che investono in innovazione e qualità, sottraendole alla trappola del ribasso automatico che svilisce la professionalità del servizio.

Verso un nuovo approccio al mercato pubblico

Cosa cambia per le aziende del settore? L’evoluzione della PA richiede un salto di qualità nel dialogo tra pubblico e privato. Le imprese devono puntare su:

  • dati tecnici chiari: presentare evidenze prestazionali misurabili;
  • trasparenza: documentare la conformità normativa e gli standard di sicurezza;
  • ciclo di vita: fornire informazioni dettagliate su manutenzione e sostenibilità.

Il traguardo del 2026

Con la revisione delle direttive europee sugli appalti pubblici attesa per il 2026, la professionalizzazione dei buyer diventa un tema strategico. Per le aziende della filiera, collaborare con una PA più esperta significa poter finalmente valorizzare il proprio lavoro, garantendo agli utenti e ai lavoratori standard qualitativi più alti. La sfida è trasformare l’acquisto pubblico in una leva di efficienza reale, dove a vincere non è chi costa meno, ma chi garantisce il miglior risultato per la collettività.

Fonte: AFIDAMP