Estrazione diretta del litio

Si chiama DLE (Estrazione diretta del litio) ed è una nuova metodologia di estrazione del litio, in sperimentazione, che promette di essere più sostenibile di quelle attualmente in uso.
Cerchiamo di capire di che cosa si tratta, come funziona e se davvero può abbassare l’impatto ambientale delle attività estrattive del litio.

Le metodologie estrattive tradizionali

Prima di scoprire cos’è la DLE, vediamo quali sono le tecniche attualmente utilizzate per l’estrazione del litio.
Il litio che si trova nelle rocce di lepidolite e spodumene, ad esempio in Australia, viene estratto tramite le miniere tradizionali.
Un’altra metodologia di recupero del litio molto diffusa è quella evaporativa utilizzata in Cile, Argentina e Bolivia. In queste zone ci sono dei grandi bacini a cielo aperto, i salar, dove si attende la naturale evaporazione dell’acqua per recuperare il residuo sotto forma di litio. Questo metodo, oltre a non essere efficiente, richiede lunghe tempistiche, consuma tanto suolo e tanta acqua dolce.

Cos’è la DLE – Estrazione diretta del litio

La DLE, che sta per Direct Lithium Extraction – estrazione diretta del litio, nuova tecnica attualmente in sperimentazione, serve per recuperare il litio presente nei fluidi sotterranei.
Il litio infatti è presente nel mondo in varie forme. L’estrazione diretta consente di prelevarlo anche dai giacimenti finora inutilizzabili con le tecniche attuali.
L’estrazione diretta richiede meno acqua rispetto ai metodi tradizionali, oltre a ridurre l’effetto desertificazione di cui ora è incolpata l’attività estrattiva del litio.
Prelevare il litio per estrazione diretta significa, semplificando moltissimo, prelevare i fluidi sotterranei contenenti il litio disciolto, filtrarli attraverso membrane in grado di isolare il litio, reimmettere il fluido residuo nel sottosuolo.

I vantaggi dell’estrazione diretta del litio

  • Gli impianti occupano meno spazio dei salar
  • Viene utilizzata meno acqua dolce
  • Le operazioni sono più rapide
  • Il processo è più efficiente, viene raccolto più litio

Un ulteriore vantaggio di questa tecnologia è che permette di produrre anche energia geotermica.
I fluidi del sottosuolo che vengono estratti per recuperare il litio infatti sono caldi. Ciò significa che, dal processo estrattivo, potrebbe essere possibile, grazie alla geotermia, ricavare ulteriore energia pulita.

Gli svantaggi dell’estrazione diretta del litio

Il primo svantaggio è che, essendo una nuova tecnologia, è costosa e necessita di sperimentazione.

Inoltre sta emergendo anche un’altra criticità: è una tecnologia difficile da standardizzare. I fluidi nel sottosuolo contenenti in litio non sono infatti tutti uguali: varia la percentuale di litio, ma variano anche le percentuali di altri materiali presenti. Ciò implica la necessità di realizzare impianti tarati sul singolo sito, a seconda delle caratteristiche specifiche del fluido che si andrà a trattare.

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Una tecnologia che interessa ai petrolieri

C’è però un aspetto che fa ben sperare riguardo alla possibilità di superare questi limiti. La DLE sta infatti attirando l’attenzione delle compagnie petrolifere che sembrano essere disposte ad investire su questa tecnologia e sul suo sviluppo.
Con la decarbonizzazione in corso infatti, anche per le compagnie petrolifere è tempo di diversificare. Ma, mentre le tecnologie rinnovabili sono molto distanti da quello che è sempre stato il loro core business, questa tecnica di estrazione di fluidi dal terreno potrebbe facilitare loro il processo di riconversione, tramite una tecnologia a loro più vicina.

Le compagnie petrolifere potrebbero inoltre essere un passo avanti anche per quanto riguarda la prima criticità. Lavorando con le estrazioni dal sottosuolo anche per quanto riguarda il petrolio, potrebbero avere accesso a dati significativi sui sedimenti del terreno, utili allo studio dei fluidi sotterranei da cui ricavare il litio.

C’è chi si sta già muovendo: ExxonMobil

ExxonMobil, una delle principali compagnie petrolifere statunitensi (conosciuta in Europa con i marchi Esso e Mobil), ha già annunciato che avvierà nel 2027 una miniera di litio in Arkansas. La sua intenzione è di arrivare a produrre litio per oltre un milione di veicoli elettrici l’anno entro il 2030.
La tecnologia estrattiva che conta di utilizzare è proprio la l’estrazione diretta, la DLE.
Secondo i dirigenti della Exxon Mobil l’estrazione del litio con questa tecnologia si addice a una compagnia petrolifera. Si tratta infatti di portare in superficie un liquido dal sottosuolo (nel caso dei giacimenti dell’Arkansas si trova a circa 10.000 metri nel sotto suolo).

Una tecnologia che cambia gli equilibri mondiali

Se questa tecnologia si diffondesse, cambierebbero gli equilibri mondiali. Oggi infatti sia l’America che l’Europa dispongono di litio praticamente solo per importazione e sappiamo quanto il litio sia fondamentale per la transizione energetica in corso.

Nei loro territori però sono presenti dei giacimenti con fluidi contenenti litio che la DLE permetterebbe di recuperare. Ce ne sono nei campi petroliferi del Texas e del Nuovo Messico, nei giacimenti esausti del greggio del Canada, in Europa nella Valle del Reno e anche in Italia.

Lo sviluppo di questa tecnologia potrebbe essere di aiuto alle politiche che mirano ad avere una maggiore indipendenza energetica dai paesi esteri, come previsto anche dall’European Critical Raw Materials Act.

Il Regolamento sulle materie prime critiche che si è data l’Europa stabilisce infatti che entro il 2030:

  • almeno il 10% delle materie prime critiche provenga da estrazione locale
  • almeno il 40% venga trasformata nell’UE
  • almeno il 25% provenga da materiali riciclati
  • non più del 65% di consumo dipenda da un singolo paese terzo

Non ci resta che attendere le evoluzioni, sperando che le sperimentazioni proseguano, non solo in questo campo, per costruire un futuro energetico quanto più diversificato e sostenibile.

Materie prime critiche: l’Europa punta sul riciclo

[Fonti: VaielettricoWired]